Ieri il tavolo straordinario sul grano. A cosa è servita la passerella di palazzo?

Crisi di reddito, nessuna misura immediata, zero risposte per i cerealicoltori italiani

di Gianni Fabbris
(segretario nazionale Altragricoltura)

Quello che si è consumato il 21 luglio al Ministero dell’Agricoltura non è stato un tavolo di crisi. È stata l’ennesima passerella di palazzo, un teatrino di silenzi e promesse che non ha prodotto un solo provvedimento immediatamente esecutivo. Un Tavolo straordinario si misura per ciò che decide, non per ciò che annuncia. E la realtà che questa riunione consegna ai cerealicoltori italiani è una sola, chiarissima e spietata: quando si sono spente le luci e si sono chiuse le cartelle, la condizione di chi produce grano in Italia era esattamente identica a quella del giorno prima.

Il fallimento di questa riunione sta tutto in un cortocircuito temporale intollerabile che mostra la distanza abissale tra chi vive di agricoltura e chi sta seduto sulle poltrone romane. Nelle campagne del Centro-Sud e delle Isole le mietitrebbie stanno chiudendo un raccolto da oltre quattro milioni di tonnellate, con quotazioni precipitate a 27–30 euro al quintale a fronte di costi che sfondano i 31 euro. Significa lavorare in perdita. Significa fallire. La crisi è adesso. I debiti con i contoterzisti scadono adesso, il carburante si paga adesso, le banche chiedono il rientro adesso. E la risposta del Ministero qual è? Il rilancio di 40 milioni di fondi sul grano duro previsti nel DDL ColtivaItalia, ma con decorrenza gennaio 2027. Di fronte a una casa che brucia nel luglio 2026, il Governo risponde promettendo di mandare i pompieri tra diciotto mesi. Nessun decreto d’urgenza, nessuna misura sulla liquidità, nessun euro per la campagna in corso.

E invece di parlare di prezzi e di sopravvivenza, al Tavolo ci siamo dovuti sorbire la solita fiera dei diversivi, con la discussione deviata sulla ricerca per le NGT (i nuovi OGM). A parte il grave errore di considerare utili gli OGM, parlare di genetica mentre le aziende agricole rischiano di chiudere i cancelli oggi non è solo una fuga dalle responsabilità: è una provocazione. Gli NGT non fermano le navi cariche di grano nei porti, non pagano le fatture della mietitura e non restituiscono reddito a chi sta trebbiando sotto costo in questo preciso momento.

A dimostrare la totale inefficacia di questo incontro c’è poi la gestione di una notizia bomba arrivata nelle stesse ore della riunione: la sentenza del TAR del Lazio che ha annullato il provvedimento ISMEA sui costi medi di produzione, accogliendo il ricorso degli industriali e di Italmopa. Un pronunciamento che disarma la metodologia usata finora per sanzionare le pratiche commerciali sleali. Che si sia svolto un confronto di filiera ignorando lo smantellamento del principale parametro di prezzo degli agricoltori è inaccettabile. Il Ministero avrebbe dovuto licenziare un Decreto d’urgenza con una metodologia ISMEA blindata, restituendo subito all’ICQRF la base legale per sanzionare chi compra sotto costo. Invece non è stato firmato nulla, lasciando il mercato regolato unicamente dalla forza del contraente più forte.

La stessa identica resa politica va in scena sulla trasparenza. Granaio Italia non è un’idea per il futuro, è un obbligo normativo già in vigore dal 1° luglio 2025. Eppure il Ministero continua a tenerlo al buio, evitando di usarlo come banca dati pubblica per mostrare le giacenze reali nei silos e nei porti. Un Paese che non rende noti i volumi delle sue scorte rinuncia a governare il proprio mercato e lascia gli agricoltori ciechi di fronte agli speculatori dell’import. E lo stesso vale per la Commissione Unica Nazionale del Grano Duro, istituita il 16 gennaio 2026: non basta sventolarne l’esistenza. Bisogna dimostrare che funzioni (se mai è dimostrabile per come hanno ridotto la proposta). Risultato? Nessuna disposizione concreta.

Con quattro milioni di tonnellate di grano italiano nei campi, la verità è che non manca il prodotto: manca la giustizia economica. L’industria molitoria e pastaria acquista la materia prima a prezzi da liquidazione, la Grande Distribuzione mantiene intatti i suoi margini sullo scaffale e il consumatore continua a pagare la pasta a caro prezzo. L’unico soggetto che finanzia a fondo perduto l’intero sistema, caricandosi i debiti e i costi esplosi, è il cerealicoltore. Non siamo di fronte a una crisi congiunturale del grano: siamo di fronte a un sistema ingiusto che privatizza i profitti lungo la filiera e socializza le perdite scaricandole tutte sui campi.

E allora la domanda che da organizzazione e da sindacato poniamo al Ministero e a chi, delle cosiddette Organizzazioni di Rappresentanza, si è seduto a quella passerella è una sola, drammaticamente semplice: a cosa è servito convocare un Tavolo straordinario sulla crisi del grano se, al termine della riunione, la situazione economica degli agricoltori è rimasta esattamente identica a quella del giorno prima? Un Tavolo convocato per affrontare un’emergenza dovrebbe lasciare almeno una decisione immediatamente applicabile. Il Tavolo del 21 luglio non ne lascia nemmeno una. È questo il suo vero, definitivo fallimento.

Abbiamo avanzato la proposta da tempo che venga dichiarato lo Stato di Crisi della piccola e media impresa dell’agroalimentare (come sa bene il Governo) con un pacchetto di misure straordinarie da cui ripartire mettendo al centro un primo interesse: quello di garantire il reddito degli agricoltori, dei pescatori e dei trasformatori artigianali restituendo loro quello che è stato lucrato fin qui dalla GdO, dalla Speculazione finanziaria e dagli Industriali ….. francamente nemmeno noi (forse perché siamo inguaribilmente ottimisti e non rinunciamo all’idea del cambiamento) ci aspettavamo che si convocasse un Tavolo di Crisi per parlare di altro, svuotando le proposte della mobilitazione degli agricoltori per legittimare lo status quo

1 commento

    • Isidoro Spanò il 22 Luglio 2026 alle 12:16
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    Articolo ben fatto con le cose dette nel modo giusto e con il tono giusto. In un mondo di “sordi” far sentire la propria voce è difficile, ma tentare è indispensabile. Bravi

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