Il futuro dell’allevamento in Europa nelle proposte di Via Campesina Europa. discutiamone

Nel documento del Coordinamento Europeo di Viacampesina: il futuro dell’allevamento europeo è nei territori e nei diritti degli allevatori, oltre l’illusione industriale.

Il CentroDoc PerlaTerra traduce in italiano il documento di analisi e proposte del CEVC (il Coordinamento Europeo di Via Campesina) sulla nuova Strategia Zootecnica UE e Altragricoltura lo diffonde proponendo un dibattito pubblico e ponendolo fra i documenti del Seminario che la FAP (Federazione Allevatori e Pastori di Altragricoltura) ha convocato per lunedi sera 27 luglio.

Il documento, pubblicato in occasione della diffusione delle proposte della Commissione Europea di per una nuova Strategia Zootecnica che il CEVC apprezza come uno sforzo positivo, arriva in una fase drammatica per il nostro allevamento come per tutta la nostra agricoltura. Mentre migliaia di piccole e medie attività zootecniche chiudono trascurate o soffocate dai costi, travolte da prezzi alla stalla insufficienti e da una burocrazia cieca, il modello agroindustriale ad alta intensità prosegue la sua corsa accaparrandosi risorse e spazi di mercato.
La lettura del documento proposto dal CEVC offre al dibattito italiano, tutto avvitato intorno alla ricerca di una competitività sul mercato fondata sull’aumento delle produzioni e sulla compressione dei prezzi e su una visione che pinta ad efficentare il modello industriale del massimo sfruttamento delle risorse favorendo concentrazione e industrializzazione dei sistemi zootecnici, una decisiva occasione per uscire dal provincialismo e per ricollocare la zootecnia del nostro Paese in un orizzonte di riforme condivise.

Scrive Via Campesina Europa nella presentazione del documento:

.”… il CEVC pubblica il suo documento programmatico, accogliendo con favore l’opportunità di plasmare il futuro del settore, sostenendo al contempo che la resilienza non può essere costruita solo attraverso la competitività e la produttività. La Strategia deve affrontare le sfide strutturali che l’allevamento si trova ad affrontare, garantendo mezzi di sussistenza equi, sostenendo gli agricoltori in tutti i territori, rafforzando i sistemi alimentari locali, preservando la biodiversità e supportando i sistemi di allevamento agroecologici radicati nelle risorse locali. Il CEVC auspica una strategia ambiziosa basata su prezzi equi, un’efficace regolamentazione del mercato, servizi veterinari pubblici più efficienti, autonomia alimentare, diversità genetica, filiere territoriali e ricambio generazionale. Sottolinea inoltre che gli obiettivi ambientali e climatici devono essere accompagnati da un forte sostegno pubblico agli agricoltori, riconoscendo il ruolo essenziale che l’allevamento svolge nella sovranità alimentare, nella vitalità rurale e nella resilienza dei sistemi alimentari.”

Sottolineiamo due nodi centrali di merito, rimandando e invitando alla lettura del documento integrale e sollecitando interventi, proposte e suggerimenti a commento di questo post o inviando contributi a fap@altragricoltura.net

I nodi del modello industriale
Decenni di politiche schiacciate sulle logiche dell’esportazione ad ogni costo hanno “disaccoppiato” gli animali dalla terra, lasciando le stalle alla mercé delle grandi multinazionali e della grande distribuzione. Il prezzo di questo approccio è evidente nelle nostre campagne: paesi che si spopolano, razze locali dimenticate e una vulnerabilità sanitaria costante che esplode a ogni epidemia, dalla Peste Suina alla Febbre Catarrale.
Un settore non è sostenibile se cancella chi vive e lavora sul territorio. La bontà delle scelte europee si misura da quanti allevatori riescono a restare a fare il proprio lavoro, non dalle tonnellate di merce spedite all’estero.

Le priorità per cambiare rotta
Nell’analisi del documento del CEVC emergono propste chiare. Prima di tutto il reddito: chi lavora deve vivere di prezzi giusti pagati dal mercato, calcolati sui costi reali di produzione, con strumenti pubblici capaci di frenare le speculazioni prima che le stalle falliscano.
Inoltre servono infrastrutture vicine alle aziende: riaprire i piccoli macelli pubblici territoriali e i punti di trasformazione locali è l’unico modo per restituire respiro e autonomia al lavoro contadino. Sul piano sanitario, le epidemie non si fermano abbattendo gli animali a cose fatte, ma con presìdi veterinari pubblici vicini alle aziende e vaccinazioni gratuite. Infine, la tecnologia e i dati aziendali devono rimanere nella disponibilità degli allevatori, senza trasformarsi in una trappola gestita da soggetti esterni.

In definitiva serve un cambio di rotta che riporti gli animali, il loro allevamento e cura nel territorio per contribuire a contrastare la desertificazione territoriale e per accrescere la capacità di resilienza e di cura della biodiversità vegetale e animale di cui i sistemi di allevamento territoriali sono una garanzia centrale

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