NGT e Piano Mattei: il salto della strategia contro gli agricoltori. La posizione di Altragricoltura

Il Mediterraneo, nella riconfigurazione delle strategie europee sull’agroalimentare, può diventare nella prossima fase geopolitica, un vero “laboratorio di sperimentazione” portando a compimento l’integrazione dei diversi modelli economici e istituzionali su cui nei decenni scorsi si è proceduto per steps separati (delocalizzazione, liberalizzazione degli scambi, svuotamento dei controlli, Aree di Libero Scambio, controllo sulle filiere e i cicli di produzione, concentrazione delle tecnologie e dei brevetti nelle mani delle leve finanziarie, ecc..).

Processi fin qui scollegati ma che stanno confluendo in un Piano sempre più Organico che accompagna un doppio processo: da una parte l’espulsione delle piccole e medie imprese dell’agroalimentare dal sud dell’Europa e in particolare dalla sponda europea del Mediterraneo e dall’altra la delocalizzazione dei processi di produzione del cibo per il mercato interno (e per la competizione internazionale) in Africa dove viene imposto il modello industriale e l’approccio estrattivista all’uso delle terre e delle risorse.

I dati e gli atti ufficiali esposti nell’analisi del CentroDoc PerlaTerra di cui pubblichiamo di seguito il primo rapporto, confermano le preoccupazioni politiche che Altragricoltura esprime da tempo sul modello economico che si sta strutturando nel bacino del Mediterraneo.

L’introduzione delle NGT (le Nuove Tecniche Genomiche che in Italia vengono spacciate per Tecniche di Evoluzione Assistita per nascondere il fatto che in realtà sono niente altro che OGM) all’interno delle linee strategiche del Piano Mattei, unita alla delocalizzazione produttiva finanziata con fondi pubblici italiani, non rappresenta un’evoluzione neutra, ma un preciso indirizzo industriale che può accelerare fino a comprometterlo in maniera decisiva l’autonomia delle aziende agricole e la sovranità alimentare dei territori, rafforzando il controllo sulle filiere da parte del sistema industriale, dell’agrochimica, commerciale e finanziario.

Sulla base delle evidenze documentali che il CentroDoc ha raccolto, Altragricoltura , in attesa di produrre un Position Paper sulle diverse questioni e in particolare sulle strategie per l’Agroalimentare nel Mediterraneo, ribadisce le sue posizioni più volte espresse in ordine ad alcuni nodi sensibili e decisivi:

Contrarietà ai brevetti sulle sementi: Ribadiamo il principio per cui il seme è un bene comune e la vita non è brevettabile. L’estensione dei regimi di proprietà intellettuale privati sulle sementi, inserita nel quadro regolatorio definito dalle NGT ed estesa ai progetti internazionali, rappresenta un meccanismo di subordinatione economica che trasforma i produttori agricoli in inquilini dipendenti dalle multinazionali del settore biotecnologico.
Difesa assoluta del diritto di risemina: Esigiamo che in ogni accordo di cooperazione sia garantito incondizionatamente il diritto dei contadini al riutilizzo aziendale del seme (Farmer’s Privilege), senza vincoli di royalty o limitazioni contrattuali, sia per i produttori italiani sia per le comunità rurali dei Paesi partner.
Tutela del mercato interno e tracciabilità: Il finanziamento pubblico di mega-distretti extra-UE destinati a esportare un terzo della produzione in Italia configura uno scenario di cui Altragricoltura denuncia il rischio di una concorrenza istituzionalmente favorita. Chiediamo la massima trasparenza sui flussi commerciali e l’applicazione rigorosa del principio di reciprocità sugli standard sociali, ambientali e fiscali, per impedire il crollo dei prezzi all’origine delle nostre produzioni.
Audit sui contratti operativi: Altragricoltura chiede formalmente l’accesso agli atti e la pubblicazione integrale di tutti i contratti delle Joint Venture collegate al Piano Mattei. Le risorse pubbliche derivanti dalle tasse dei cittadini italiani non devono essere utilizzate per finanziare la concentrazione verticale della filiera agroalimentare o per creare nuove dipendenze tecnologiche a scapito del reddito agricolo e della tutela del germoplasma nativo.

L’impegno dei prossimi anni è tracciato. Dovremo giocare la partita per capire se il Mediterraneo sarà l’Area, la Terra e il Mare comune che garantisce la valorizzazione del tessuto delle piccole e medie imprese dell’Agroalimentare (in Europa oltre il 93% del tessuto produttivo) e l’integrazione delle culture ed economie contadine, della pesca e della trasformazione artigianale o se sarà cancellato dal nuovo sogno dei neoliberisti del nostro tempo: trasformare l’Europa in un grande holding dell’agrobusiness speculativo, industriale e finanziario con l’Italia ridotta a piattaforma logistica al servizio dei nuovi speculatori e il cibo come una merce qualsiasi senza più rapporto con i territori, le terre e i mari nella cui lunga storia si è determinato e formato.

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