Riforma delle sementi UE: la sfida della biodiversità agricola al centro del dibattito

Un comunicato stampa congiunto di Via Campesina Europa, IFOAM Europa, Slow Food Europa e Arche NOA, ha dato conto di un importante passaggio nel percorso di confronto aperto in Europa sul negoziato per la normativa sui semi (vedi le pagine dedicate nel sito di Via Campesina Europa).

Il 4 marzo, a Bruxelles, agricoltori, piccoli produttori, custodi delle sementi e organizzazioni ambientaliste si sono riuniti presso il Parlamento europeo per lanciare un messaggio chiaro ai decisori politici: la futura normativa europea sulla commercializzazione del materiale vegetale riproduttivo (PRM) deve tutelare la biodiversità agricola, rafforzare i diritti degli agricoltori e sostenere i sistemi produttivi su piccola scala e biologici.

L’incontro, ospitato da eurodeputati coinvolti nel processo legislativo, si è svolto a un mese dall’avvio dei negoziati trilaterali tra Parlamento, Consiglio e Commissione, con l’obiettivo dichiarato – confermato dalla Presidenza cipriota del Consiglio – di raggiungere un accordo entro la fine di giugno. Il confronto ha riunito rappresentanti istituzionali ed esperti del settore per discutere la proposta di regolamento che ridefinirà le regole europee sulla produzione e commercializzazione delle sementi.

Superare il paradigma dell’uniformità

Uno dei nodi centrali emersi riguarda il superamento dell’impostazione storica delle direttive europee, che hanno privilegiato varietà uniformi e standardizzate. Questo approccio, pur garantendo omogeneità e controlli di qualità, ha di fatto limitato l’accesso al mercato per varietà eterogenee, locali e adattate ai contesti specifici, oltre a comprimere i diritti degli agricoltori.

Secondo i partecipanti, il nuovo regolamento rappresenta un’opportunità per correggere queste distorsioni, introducendo un quadro normativo più inclusivo. In particolare, viene richiesta una regolazione capace di:

  • riconoscere esplicitamente i diritti degli agricoltori, inclusi gli scambi di sementi;
  • garantire accesso reale al mercato per varietà non uniformi e biologiche;
  • sostenere la conservazione dinamica dell’agrobiodiversità;
  • evitare oneri amministrativi sproporzionati che penalizzerebbero piccoli operatori e PMI.

Diritti degli agricoltori e pluralità dei sistemi agricoli

Nel dibattito è emersa con forza l’esigenza di bilanciare le preoccupazioni di alcuni Stati membri – legate al rischio di mercati paralleli e al possibile indebolimento degli standard – con la necessità di non limitare in modo eccessivo la libertà di scelta degli agricoltori, dei selezionatori e delle imprese sementiere.

La questione degli scambi di sementi tra agricoltori è stata particolarmente rilevante: tali pratiche, considerate fondamentali per la gestione dinamica delle risorse genetiche, sono state rivendicate come forme di mutuo supporto piuttosto che attività commerciali, e quindi da escludere dal perimetro regolatorio più restrittivo.

Agrobiodiversità come leva di resilienza

Un punto condiviso tra gli interventi riguarda il valore strategico dell’agrobiodiversità. La diversità genetica delle colture è stata definita una vera e propria “assicurazione” contro le incertezze climatiche, fitosanitarie ed economiche. Sistemi agricoli basati su una maggiore varietà di specie e cultivar risultano infatti più resilienti e adattabili alle condizioni locali.

In questo contesto, i partecipanti hanno sottolineato come una regolamentazione moderna non debba più fondarsi su un concetto rigido di uniformità genetica, ma piuttosto favorire una produzione decentralizzata e diversificata di risorse vegetali, capace di valorizzare la pluralità degli attori coinvolti.

Oltre le sementi: impatti sul sistema alimentare

Il tema della riforma va ben oltre l’ambito tecnico-normativo. Come evidenziato durante l’evento, le scelte legislative sulle sementi influenzano direttamente la qualità e la diversità del cibo. Un sistema che privilegia l’uniformità tende a produrre alimenti standardizzati, con ricadute su gusto, valore nutrizionale, culture alimentari e sostenibilità dei sistemi locali.

La valorizzazione della biodiversità agricola, al contrario, contribuisce a preservare il patrimonio gastronomico europeo e a rafforzare il legame tra produzione, territori e comunità.

Una riforma decisiva per il futuro dell’agricoltura europea

Alla luce delle sfide attuali – cambiamenti climatici, perdita di biodiversità, pressione economica sui piccoli produttori – la revisione del regolamento PRM rappresenta un passaggio cruciale. Le organizzazioni coinvolte chiedono che i negoziati in corso introducano modifiche sostanziali alla proposta legislativa.

In assenza di tali interventi, avvertono, l’Unione europea rischia di perdere un’occasione strategica per sostenere l’agrobiodiversità e l’ampia rete di attori impegnati nella sua tutela. Al contrario, una riforma ambiziosa potrebbe segnare un cambio di paradigma, orientando il sistema agricolo europeo verso maggiore resilienza, sostenibilità e diversità.


Comunicato Stampa

Bruxelles, 5 marzo 2026

Riforma del materiale riproduttivo vegetale (PRM): agricoltori, piccoli produttori e organizzazioni per la biodiversità delle sementi chiedono agli eurodeputati di difendere l’agrobiodiversità

Ieri, 4 marzo, agricoltori, piccoli produttori, custodi delle sementi e organizzazioni ambientaliste si sono riuniti a Bruxelles per inviare un messaggio chiaro ai responsabili politici: la nuova legislazione europea sulla commercializzazione delle sementi deve salvaguardare la diversità delle piante coltivate, attuare i diritti degli agricoltori e sostenere i piccoli produttori e i coltivatori biologici. Ospitato al Parlamento europeo da Herbert Dorfmann (PPE, relatore), Martin Häusling (Verdi/ALE, relatore ombra) e Christophe Clergeau (S&D, relatore della commissione Ambiente), l’evento “Riforma del PRM – Salvaguardare la diversità delle piante coltivate in Europa” ha riunito rappresentanti del Parlamento, del Consiglio e della Commissione, nonché esperti del settore, per uno scambio di opinioni sulla proposta di nuovo regolamento UE sulla produzione e commercializzazione di materiale vegetale riproduttivo (PRM). L’evento si è svolto un mese dopo l’inizio dei negoziati trilaterali. In tale occasione, la Presidenza cipriota del Consiglio ha confermato l’obiettivo di raggiungere un accordo entro la fine di giugno.

Il relatore e i relatori ombra hanno sottolineato la necessità di dare spazio alla diversità nel testo finale, in particolare per quanto riguarda i diritti degli agricoltori e le varietà a conservazione. La presidenza cipriota si è mostrata fiduciosa di poter raggiungere un compromesso.

“Le preoccupazioni di alcuni Stati membri, secondo cui norme più flessibili creerebbero mercati paralleli e indebolirebbero gli standard di qualità delle sementi, non dovrebbero essere esagerate, né utilizzate per giustificare una limitazione indebita e sproporzionata della libertà di scelta di agricoltori e giardinieri, nonché del lavoro dei selezionatori biologici e delle aziende sementiere. Riteniamo possibile per tutte le istituzioni trovare un terreno comune per venire incontro alle esigenze dei diversi sistemi agricoli e per lasciare spazio alla biodiversità, nell’interesse comune”, ha affermato Eric Gall, vicedirettore di IFOAM Organics Europe.

Le direttive vigenti in materia di commercializzazione dei PRM (Protezioni Agricole Riconosciute) hanno storicamente favorito varietà uniformi e standardizzate, rendendo difficile l’accesso al mercato per le varietà eterogenee e adattate localmente e limitando i diritti degli agricoltori. Il nuovo regolamento sui PRM deve porre rimedio a questa situazione:

Riconoscendo i diritti degli agricoltori sulle sementi e sugli altri PRM, e in particolare gli scambi di PRM tra agricoltori.

Garantire un reale accesso al mercato per le varietà non uniformi e biologiche.
Fornire un forte sostegno alla conservazione dinamica della diversità delle piante coltivate.
Elaborare norme proporzionate che non escludano i piccoli operatori dal mercato attraverso oneri amministrativi eccessivi.
Durante l’evento, diverse parti interessate hanno presentato il valore della diversità delle piante coltivate e dei diritti degli agricoltori, sia per la salvaguardia del patrimonio alimentare culturale europeo, sia per il rafforzamento della resilienza dell’agricoltura europea. Gli interventi degli operatori del settore hanno chiarito che, alla luce delle diverse sfide che l’agricoltura si trova ad affrontare oggi, una moderna regolamentazione della commercializzazione non dovrebbe limitare le tipologie di varietà che possono essere commercializzate a causa di un obsoleto attaccamento al concetto di uniformità genetica, ma piuttosto sostenere una produzione decentralizzata di risorse fitosanitarie basata sulla massima diversità possibile di varietà, specie e attori del mercato. I partecipanti hanno potuto sperimentare l’aspetto culinario della diversità in una degustazione guidata da uno chef della rete Slow Food, dimostrando che questa riforma avrà un impatto che va oltre le sementi e le norme di commercializzazione: “Si tratta del cibo che mangiamo ogni giorno. Quando le leggi sulle sementi favoriscono l’uniformità, i nostri piatti e i nostri scaffali diventano più poveri, più standardizzati e meno legati alla realtà dei territori europei, che si tratti di gusto, qualità nutrizionale, culture alimentari, sostentamento degli agricoltori o resilienza dei sistemi alimentari locali”, afferma Giulia Gouet, responsabile advocacy di Slow Food.

“L’agrobiodiversità è la nostra assicurazione contro le sfide del futuro. Le varietà diverse aiutano gli agricoltori ad affrontare le mutevoli condizioni di coltivazione. Il nuovo regolamento UE sulla protezione delle varietà vegetali deve sostenere la resilienza, consentendo ad agricoltori e giardinieri di scegliere le varietà più adatte alle loro esigenze”, afferma Magdalena Prieler, esperta di politiche sementiere presso ARCHE NOAH.

“Questa riforma rappresenta un’opportunità per l’UE di riconoscere finalmente in modo formale il diritto degli agricoltori di scambiare PRM con altri agricoltori, un aspetto essenziale per l’agrobiodiversità”, ha dichiarato Alessandra Turco, membro del Comitato di coordinamento di European Coordination Via Campesina. “Pertanto, questo regolamento non dovrebbe essere applicato a tali scambi, che non sono commercializzazioni, bensì forme di mutuo aiuto tra agricoltori finalizzate a una gestione dinamica dei PRM”.

Le organizzazioni partecipanti chiedono ai negoziati trilaterali di apportare le modifiche necessarie alla proposta legislativa per sostenere questi obiettivi. In caso contrario, il regolamento rappresenterà un’occasione persa per supportare l’agrobiodiversità e l’ampia varietà di attori, organizzazioni, reti e PMI impegnate a tal fine.

Le foto dell’evento sono disponibili qui.

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