Intervento di Giorgio Iabichella
(direttivo regionale Altragricoltura Sicilia)
mi ritorna in mente, spesso, quando affrontai un esame di stato per un secondo diploma, il tema “questione meridionale”. 3 fogli carta di uso bollo, risultato: fogli letteralmente stracciati dal presidente della commissione esami. Non descrivo cosa è successo dopo……
La Sicilia in fiamme e la truffa del precariato: storia di un disastro annunciato
Ogni estate i boschi della Sicilia tornano a bruciare, ma dietro la cenere non c’è solo la mano dei piromani: c’è il fallimento decennale di una classe politica che ha barattato la tutela del territorio con il consenso elettorale e il bilancio di cassa.
1. L’illusione dei conti in ordine e il baratto di Stato
Per comprendere perché la Sicilia bruci ogni anno con spietata puntualità, bisogna tornare indietro ai grandi accordi finanziari tra Roma e Palermo (Crocetta-Renzi). Con la rinuncia ai contenziosi storici sui trasferimenti statali, la politica regionale ha scelto di incassare liquidità immediata per coprire i buchi di bilancio, rinunciando a risorse strutturali che avrebbero potuto blindare la sicurezza del territorio. In nome del Patto di Stabilità e delle compatibilità finanziarie, si è tagliato dove non si doveva: manutenzione, parco mezzi, assicurazioni e organico.
2. Il depotenziamento dei presidi e l’effetto “riforma”
La smobilitazione della tutela ambientale ha colpito duro sia il Corpo Forestale regionale che le strutture di soccorso. Il blocco del turnover e la progressiva riduzione degli agenti in divisa hanno svuotato i distaccamenti. I pochi rimasti al presidio della terra vengono mandati in trincea con mezzi obsoleti, spesso privi di adeguate coperture o manutenzioni ordinarie. Chi sta sul campo è costretto ad arrangiarsi, affrontando roghi devastanti con un’età media avanzata e a rischio della propria vita. Un tributo di sangue, quello dei caduti in servizio durante gli incendi, che troppo spesso passa sotto il silenzio generale e la solita passerella della politica a disastro avvenuto.
3. La trappola del precariato a vita
La piaga più profonda del settore rimane la gestione del personale stagionale. La ripartizione nei contingentamenti a giornate (78, 101, 151 giornate) non è mai stata una scelta organizzativa per la cura del bosco, ma un preciso strumento di controllo sociale ed elettorale.
Mantenere migliaia di lavoratori nell’incertezza della disoccupazione agricola annuale ha creato un sistema assistenziale circolare in cui a guadagnarci non sono mai stati i lavoratori né l’ambiente:
Per la politica: un bacino costante di consenso da alimentare ad ogni tornata elettorale con la promessa della “prossima stabilizzazione”.
Per la filiera burocratica e patronale: un business milionario legato alla gestione periodica delle pratiche di disoccupazione e dei sussidi.
Per i lavoratori qualificati e liberi: una condanna al precariato a vita, a prescindere dai titoli di studio o dalle competenze maturate sul campo.
4. La narrazione tossica e la stigmatizzazione
Ad aggravare il quadro si è aggiunta, negli anni, una narrazione mediatica e politica caricaturale (da Crozza a scendere). È stato comodo per la politica e per certa stampa dipingere l’intero comparto come un esercito di “parassiti” o “piromani in divisa”, nascondendo dietro lo stereotipo le proprie responsabilità gestionali. Raccontare solo la caricatura è servito a giustificare i tagli e a dividere l’opinione pubblica, nascondendo la realtà di chi lavora a 40 gradi all’ombra senza dotazioni adeguate per salvare il patrimonio naturale dell’isola.
5. Oltre l’emergenza: cosa serve davvero
La Sicilia non ha bisogno di interventi tampone concessi alla vigilia delle campagne elettorali né di elemosine a rate sotto forma di qualche giornata in più nei momenti di crisi. La difesa del patrimonio boschivo richiede:
Pianificazione annuale e continua: La prevenzione si fa d’inverno, con pulizia del sottobosco, viali parafuoco e manutenzione del territorio, non ad emergenza già scoppiata.
Superamento del sistema a giornate: Una vera riforma del comparto con la stabilizzazione e il ricambio generazionale, trasformando il sussidio in un vero lavoro di cura del territorio.
Dotazioni e sicurezza: Mezzi moderni, tecnologie di avvistamento e tutele assicurative degne per chiunque metta piede nel bosco per spegnere un incendio.
Finché la tutela dell’ambiente sarà considerata una spesa da tagliare o un bacino da sfruttare, le foreste siciliane continueranno a bruciare e a pagarne il prezzo saranno solo il territorio e chi ha scelto di servirlo a testa alta.





















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