Bufala Connection. L’inchiesta di Fanpage apre i riflettori. Ora le risposte

Bufala Connection. Con l’inchiesta di Fanpage, l’informazione indipendente apre i riflettori. Fabbris: Adesso è il momento per la politica di dare le risposte; basta ipocrisie e disinformazione. Lavoriamo per fare della difesa della bufala la grande sfida per rilanciare l’agricoltura contadina mediterranea

Com. Stampa 2.8.21. Con l’inchiesta pubblicata venerdì scorso da FanPage dal titolo “ Bufale Connection. L’epidemia tra le bufale della mozzarella dop: viaggio nella presunta epidemia che sta distruggendo il settore della mozzarella Dop” l’informazione sembra, finalmente, cominciare ad interrogarsi seriamente su quanto sta accadendo nel comparto della Bufala Campana. Il lavoro di Antonio Musella, che firma l’indagine insieme a Peppe Pace e Gaia Martignetti , ha il pregio di non fermarsi alle veline degli Uffici Stampa dei soggetti istituzionali che “dovrebbero essere garanti di informazioni corrette” ma, interrogandosi su quello che sta accadendo realmente e chiedendone conto senza avanzare posizioni preconcette e senza accettare le risposte come “verità immanenti”, solleva un velo dietro cui si intravedono molte falsità spacciate fin qui per certezze scientifiche. Tante falsità che viene naturale chiedersi “cui prodest?”

L’Alleanza Sociale per la Sovranità Alimentare diffonde oggi una nota di Gianni Fabbris (presidente onorario di Altragricoltura e portavoce dell’Alleanza Sociale per la Sovranità Alimentare) che nel sottolineare il valore del lavoro della stampa indipendente, richiama alcuni passaggi segnalati da mesi sia alle istituzioni (con una lettera inviata a marzo 2021 e indirizzata, fra gli altri, ai Ministri Patuanelli e Speranza) sia alla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere interessata oltre due mesi fa da esposti che chiedevano di accertare “se qualcuno e in quali circostanze” si stia avvantaggiando mentre viene messo in campo un piano di contenimento della brucellosi definito “fallimentare” e che assomiglia più “ad una colpevole mattanza di animali che costringe alla crisi fino alla chiusura un gran numero di aziende allevatrici e di laboratori di trasformazione artigianale”.

Fabbris sottolinea alcune “circostanze inquietanti” che sono emerse dall’inchiesta giornalistica e, fra queste, quella per cui gli animali che vengono avviati all’abbattimento invece che essere inviati ai macelli della provincia di Caserta (ben tre) come vorrebbe il DM Sanità 592/95 art. 8 co. 3. vengono trasferiti ad un impianto a Flumeri in provincia di Avellino distante cento km (il Macello REAL BEEF di proprietà del Colosso Mondiale di trasformazione della carne Cremonini). Fabbris si chiede “Perché, con quali procedure e quali motivazioni si sta operando in deroga alle norme nazionali?”. Così, pure, dall’inchiesta di Fanpage emerge un punto che potrebbe mettere in discussione tutto l’impianto della procedura che ha portato ad abbattere 140.000 animali sospettati di avere la brucella (con risposte altissime di falsi positivi rilevate dopo l’abbattimento): l’uso del TEST BOVIGAM. Nell’inchiesta giornalistica, ben si evidenzia che il Test Bovigam adottato per individuare i capi infetti non risulta validato per il bufalo campano (cosiddetto bufalo d’acqua all’origine della filiera dop della mozzarella di bufala campana), come già documentato con il documento rilasciato dalla stessa azienda produttrice (la THERMO FISHER) che spiega come il test non sia stato testato per la Bufala Mediterranea. Fabbris: “Imbarazzante la risposta del Dott. Limone, direttore dell’ISZM di Portici. Quando, in spregio alle procedure aperte per testarne la validità come prevedono le normative internazionali, pretende di sostituirsi ai detentori del brevetto (che avrebbero tutto l’interesse a farlo) nel dimostrane l’applicabilità al caso della Bufala Mediterranea.”

Fabbris ricorda come anche questa circostanza è stata da mesi segnalata all’autorità giudiziaria perché voglia indagare e che altri documenti stanno per essere prodotti a sostegno (fra questi verrà sicuramente segnalata l’inchiesta di Fanpage) ma, sottolinea, ora è il tempo delle risposte da parte della politica che “non può più fare finta di non vedere dove siano i problemi e con quale entità”. Altragricoltura annuncia una forte iniziativa pubblica nelle prossime settimane con l’obiettivo che emerga la verità e si metta finalmente in campo l’azione istituzionale che serve: quellache tuteli davvero il comparto a partire dalla realizzazione di quel piano di vaccinazione che a gran voce tanta parte della scienza e finanche l’UE sta chiedendo e che noi con gli allevatori stiamo indicando da tempo. Una iniziativa che parte dall’invio della copia della denuncia ai parlamentari e della lettera che fu inviata ai due ministri (Sanità e Agricoltura) ormai molti mesi fa; lettera in cui si indicavano i problemi e proponevano le soluzioni.
Ai parlamentari italiani chiediamo atti urgenti e impegnativi delle scelte nazionali ed ai parlamentari Europei che garantiscano il pieno coinvolgimento delle istituzioni comunitarie.
Ai due Ministri, verrà riproposto in una iniziativa pubblica di rispondere ai quesiti già segnalati loro fin dal mesi di aprile e cui né l’On.le Roberto Speranza né il Sen. Stefano Patuanelli hanno fin qui ritenuto di rispondere.

La politica non può non sapere che da decenni è in atto uno scontro molto duro che ha come posta il controllo del grande business legato al ciclo di produzione/distribuzione e consumo di quello che con una metafora felice viene definita “la perla dell’agroalimentare del Sud”, la mozzarella di bufala. Da una parte gli allevatori e i trasformatori artigianali che da sempre hanno fatto del ciclo allevamento/trasformazione una delle eccellenze della storia dell’agroalimentare italiano indissolubilmente e intimamente legata al rapporto con il territorio d’origine (in particolare il casertano che esprime il 60% dell’intera produzione nazionale) e le sue comunità e dall’altra la speculazione industriale e finanziaria che cerca in tutti i modi di prendere il controllo.
“Ora è arrivato il momento di dare le risposte e noi operiamo perché la vicenda della Bufala esca dal tecnicismo e dal cono d’ombra in cui è tenuta da un’informazione superficiale e compiacente per emergere in tutto il valore strategico che ha per l’agroalimentare del Paese e in particolare per i destini di quei modelli contadini tanto necessari per recuperare la vocazione mediterranea per le nostre aree rurali.”

E’ in questo quadro che oggi Altragricoltura pone la domanda alla Regione Campania ed ai Ministeri competenti: “se in venti anni, dopo aver massacrato 140.000 animali ed aver costretto a chiudere tanti caseifici artigianali e allevamenti, i problemi non si risolvono ma, anzi, aumentano e se nel frattempo il controllo industriale sul comparto aumenta, gli interessi speculativi ingrassano, cosa aspettate a riconoscere di dover cambiare strategia?
A meno che la strategia sia proprio quella di raggiungere questi obiettivi, la politica farebbe bene a recuperare la piena autonomia dal “mercato” aprendo il confronto senza preconcetti con le istanze degli allevatori nell’unico interesse del territorio e delle comunità; per farlo, il primo atto di trasparenza di cui ci sarebbe bisogno è semplice: dopo il fallimento, venga rimosso chi ha gestito il piano di eradicazione della brucella con gli abbattimenti.

I primi due parlamentari cui sono inviati i documenti sono l’On.le Sandro Ruotolo (che ha già depositato una interrogazione sul tema) con la richiesta di attivarsi con iniziative urgenti presso il Parlamento Italiano e i Ministri competenti e l’Europarlamentare Rosa D’Amato (con cui abbiamo in corso come Alleanza Sociale per la Sovranità Alimentare una interlocuzione sulle questioni del Sud e del Mediterraneo in Europa) cui chiediamo di organizzare un incontro con gli Uffici competenti della Commissione Europea e di portare in sede europea una vicenda che non può più essere tenuta sotto il tappeto.

La Mozzarella di Bufala è il quarto prodotto del Made in Italy più conosciuto al mondo, la seconda DOP italiana, un grande vanto per il nostro agroalimentare e va difesa contro ogni speculazione in nome degli interessi di tutto il Paese.