Il Commissario Europeo Costa Kadis, all’indomani del Consiglio Agricoltura e Pesca di Lussemburgo (22 giugno 2026), ha parlato di “progressi concreti” e di un aumento degli stock pescati in modo sostenibile. Dietro queste affermazioni ufficiali, si nasconde una realtà preoccupante per la pesca artigianale, sempre più messa sotto pressione dalle politiche comunitarie.
Molte attività di pesca artigianale stanno affrontando una crisi gravissima, al punto da essere costrette a chiudere. Le regole sulla “sostenibilità”, i limiti stringenti ai contingenti di cattura e le difficoltà nel modernizzare le flotte senza risorse adeguate stanno penalizzando soprattutto i piccoli pescatori, spesso lontani dalla capacità finanziaria dei grandi operatori industriali.
Noi continuiamo a chiederci se la tutela dello spazio marino del Mediterraneo possa essere ridotto alla cancellazione della pesca artigianale e non debba essere, invece, questione più articolata che sappia coniugare la tutela dell’ambiente marino con il mantenimento di un tessuto vivo di attività e di comunità umane integrate nel rapporto con l’ambiente.
La Commissione europea indica come problema centrale alcuni fattori fra i quali la lenta ripresa di alcuni stock e gli effetti dei cambiamenti climatici, ma la vera sfida emerge nella gestione delle normativi e nei vincoli imposti, che sembrano più orientati a favorire le grandi flotte e l’acquacoltura industriale, lasciando poco margine di manovra alla pesca tradizionale. L’obbligo di sbarco, la mancanza di investimenti che tutelino e integrino la piccola e media marineria, la pressione economica e la difficoltà di accesso ai sostegni finanziari contribuiscono a rendere insostenibile l’attività per molti pescatori artigianali.
Il piano di sostegno europeo per il periodo 2028-2034, pur prevedendo risorse importanti, non chiarisce ancora come saranno distribuiti gli aiuti, e rimane una questione aperta quella della decarbonizzazione, un tema su cui i pescatori artigianali faticano a ricevere supporti concreti per una transizione equa e che, dunque, finisce per scaricarsi sulla gestione delle attività di pesca come se i pescatori dovessero essere gli unici a doversene fare carico.
In realtà occorre rivedere la politica comune della pesca (PCP) affinché sia solo orientata a obiettivi ambientali e di mercato, ma contemporaneamente a salvaguardare le comunità di pescatori che custodiscono tradizioni e mestieri insostituibili per la cultura e l’economia costiera.
Senza un cambio di rotta nelle decisioni europee, rischiamo di perdere non solo risorse marine gestite in modo responsabile, ma anche un patrimonio umano e artigianale che rappresenta il cuore pulsante della pesca sostenibile.
Un seminario in Sicilia della Rete dei Pescatori Artigianali del Mediterraneo per cambiare le Politiche Europee della Pesca e avviare concretamente il lavoro di riorganizzazione dei pescatori con al centro l’agroecologia del mare.
Nonostante i proclami ufficiali di progressi verso la sostenibilità, la realtà vissuta dalla pesca artigianale in Europa è ben diversa. Le decisioni e le normative attuate mostrano diversi nodi critici che stanno pesando in maniera pericolosa e su cui Altragricoltura sta promuovendo nelle prossime settimane un seminario aperto nazionale in Sicilia con l’obiettivo di avviare il percorso riorganizzativo dei pescatori dopo che, alla Conferenza Nazionale d’Organizzazione della fine del 2025, le imprese della pesca e le comunità costiere sono entrate a pieno titolo (anche grazie alle modifiche statutarie, all’interno del progetto della Confederazione Sindacale per la Sovranità Alimentare e del progetto UNIAPA (l’Unione degli Agricoltori dei Pescatori e degli Artigiani implementato dall’Accordo CNA Agroalimentare/Altragricoltura)
SEI I PUNTI SU CUI RIPENSARE LE POLITICHE EUROPEE DELLA PESCA E APRIRE IL CONFRONTO CON LA POLITICA SULLE RIFORME
1. Disparità tra grandi flotte e pesca artigianale
Le grandi flotte industriali, grazie a risorse e capacità economiche maggiori, si adattano più facilmente ai requisiti normativi e accedono ai fondi europei. La pesca artigianale, con barche più piccole e metodi tradizionali, resta spesso esclusa dai sostegni, penalizzata dalla scarsità di investimenti e dal peso crescente delle normative.
2. Costi e oneri burocratici insostenibili
Le regole rigide sull’obbligo di sbarco, la tracciabilità e la documentazione comportano costi elevati che pesano in modo sproporzionato sulle piccole imprese di pesca artigianale, rendendo difficile la loro sopravvivenza economica.
3. La transizione ecologica: una sfida senza adeguati supporti
La politica europea punta giustamente a decarbonizzare la flotta, ma fino ad ora non sono stati offerti strumenti concreti e accessibili per permettere anche ai pescatori artigianali di affrontare questa transizione, rischiando così di escluderli dalla modernizzazione necessaria.
4. Perdita di comunità e cultura marinara
La chiusura delle attività artigianali non è solo un danno economico, ma anche culturale. Si stanno perdendo mestieri tradizionali, con conseguenze deleterie per le comunità costiere e per la diversità culturale legata al mare.
5. Necessità di una governance più partecipativa
Un’efficace politica della pesca deve nascere dal coinvolgimento diretto dei protagonisti: i pescatori artigianali. È urgente favorire un dialogo più inclusivo nei processi decisionali europei, per garantire che le loro esigenze e competenze siano realmente ascoltate e valorizzate.
6. Un Mediterraneo delle comunità marinare al centro delle scelte strategiche
L’Europa si sviluppa attorno al Mediterraneo, cerniera di contatto con le culture e le economie asiatiche ed Africane., oggi aree critica su cui si scaricano costi sociali, ambientali, economici in maniera pericolosa. La tutela del Mar Mediterraneo non può essere affrontata solo in termini di regole ambientale come se fosse un giardino zoologico senza le attività umane. Al contrario occorrono scelte strategiche ed attive che coniughino l’integrazione delle popolazioni costiere con l’uso e la tutela della risorse marine.
Per preparare il seminario la Direzione Nazionale di Altragricoltura convoca un incontro con i Pescatori da tenere online entro il 15 luglio prossimo (la convocazione della data esatta e dell’orario viene pubblicata sul sito della rete dei pescatori di Altragricoltura e l’invito inviato sulle liste).
L’incontro, oltre che ai pescatori iscritti ad Altragricotura ed a quanti sono interessati fra gkli iscritti, è aperto alle diverse realtà coinvolte nei cicli della filiera della pesca. Per chiedere di partecipare inviare una mail aklla Rete dei Pescatori Artigianali del Mediterraneo repam@altragricoltura.net




