Benessere animale, allarme nelle stalle campane. Premi ridotti e nessuna certezza per il 2027

BENESSERE ANIMALE, ALLARME NELLE STALLE CAMPANE: PREMI RIDUCIBILI FINO AL 50% E NESSUNA CERTEZZA PER IL 2027

Federazione degli Allevatori e dei Pastori di Altragricoltura
Consulta Bufalina

com.stampa 24.6.26

Il sostegno al Benessere Animale è uno dei pochi aiuti al reddito rimasti per consentire agli allevatori di affrontare i costi crescenti di biosicurezza e tracciabilità.

Gli ultimi atti della Regione Campania aprono invece una fase di totale incertezza che minaccia la sopravvivenza stessa delle aziende zootecniche, specialmente nelle aree interne.

I fatti sono scritti nero su bianco nei documenti. Da un lato, il Decreto Dirigenziale n. 23 del 29/01/2026 introduce una clausola di riduzione proporzionale dei premi fino al 50% per l’annualità 2026, ammettendo che i 93 milioni stanziati rischiano di non bastare a causa di debiti e istruttorie pregresse ancora aperte.

Dall’altro, la lettera ufficiale del Presidente della VIII Commissione Agricoltura, Raffaele Aveta, denuncia il totale azzeramento dei fondi per il 2027: i 9 milioni di incremento faticosamente ottenuti serviranno solo a coprire il passato, escludendo di fatto nuovi bandi per il futuro.

A prescindere dalle “scuse burocratiche”, siamo di fronte a uno scippo di risorse inaccettabile. Al Tavolo Verde (che si conferma essere più un problema che uno strumento per risolvere i problemi) e negli spazi di concertazione ufficiale continua a passare la narrazione tossica che questi siano “soldi regalati” agli allevatori.

Non è così: questi fondi remunerano i costi vivi, reali e aggiuntivi sostenuti per garantire standard di allevamento superiori ai minimi di legge. Il benessere animale è un impegno volontario, non un obbligo. In un momento di grave crisi del prezzo del latte, togliere i sostegni economici significa costringere le stalle a uscire dal regime di benessere per evitare il fallimento.

Tagliarli, dopo che agli allevatori sono stati chiesti investimenti e impegno per garantire standard qualitativi avanzati, significa arretrare il comparto proprio nel momento in cui proprio sul benessere animale in altre filiere produttive dell’allevamento nazionale si sta compiendo una importante conversione.

Le conseguenze di questa scelta sbagliata ricadranno direttamente sui consumatori: il ritorno forzato a modelli intensivi abbasserà la qualità del latte e, inevitabilmente, quella della mozzarella, indebolendo l’eccellenza e il valore del nostro territorio.

“Non si possono pretendere investimenti onerosi sulla biosicurezza e contemporaneamente tagliare i fondi destinati a sostenerli. Ci chiediamo: a favore di cosa e di chi la Regione vorrebbe tagliare questi fondi strategici per qualificare la qualità del latte bufalino? La Consulta Bufalina di Altragricoltura chiede l’immediata pubblicazione del quadro di riallocazione finanziaria dell’Emendamento VIII al CSR e la convocazione urgente di un confronto tecnico e politico con gli allevatori.”

Conseguentemente e nello spirito annunciato negli incontri tenuti nelle scorse settimane con la Regione Campania, il Presidente della Consulta Bufalina, Salvatore Foglia, propone un incontro urgente al Presidente della Commissione Agricoltura, avv. Raffaele Aveta, e all’Assessora Regionale all’Agricoltura, dott.ssa Maria Carmela Serluca, per affrontare questa e le altre criticità strutturali che stanno minacciando il settore.

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