Dal 29 maggio i conti della filiera bufalina dovranno tornare davvero. La Consulta Bufalina ne sarà garante

Per anni agli allevatori bufalini è stata raccontata la stessa versione: “c’è troppo latte”, “la mozzarella non si vende”, “i magazzini sono pieni di prodotto congelato”. Eppure, mentre il prezzo alla stalla continuava a scendere, la produzione complessiva aumentava e l’export registrava una crescita costante.

È proprio per scardinare questa contraddizione che è nata la mobilitazione degli allevatori di Bufala che hanno portato a costituire la Consulta Bufalina di Altragricoltura, culminata negli Stati Generali della Mozzarella a Napoli nel dicembre 2024. In quell’occasione gli allevatori hanno avanzato una richiesta chiara e non equivocabile: tracciabilità reale e controlli severi lungo tutta la filiera. In quei giorni, i soliti noti corsero in televisione a rassicurare l’opinione pubblica, sostenendo che il sistema fosse già “super tracciato” e che andasse tutto bene. Se fosse stato vero, la nuova legge non sarebbe servita.

Oggi, quella battaglia di dignità e trasparenza è diventata realtà con la Legge 21 aprile 2026 n. 75 che gli allevatori hanno fortemente voluto e che Altragricoltura ha promosso e “accompagnato nell’iter di definizione”.

A partire dal 29 maggio, le regole del gioco cambiano. Ogni allevatore sarà tenuto a registrare nel sistema informatico nazionale i capi allevati, il latte prodotto giornalmente e le relative vendite, tracciando così ogni singolo litro alla fonte. Ma la vera svolta riguarda la trasformazione e la commercializzazione. Caseifici e trasformatori dovranno registrare ogni acquisto, movimentazione e resa produttiva, mettendo in chiaro il rapporto tra il latte in entrata e la mozzarella prodotta.

Abbiamo dunque una vera opportunità: entra in vigore il vero bilancio di massa; i volumi dichiarati dovranno corrispondere al latte realmente disponibile. Era questo il nodo cruciale che gli allevatori chiedevano di affrontare. Quando il prezzo all’origine crolla ma i consumi e l’export crescono, pretendere che i numeri della filiera siano verificabili non è un optional, ma un atto minimo di giustizia economica.

La legge interviene con durezza anche sulle zone d’ombra storiche del comparto. In primo luogo, impone la netta separazione tra produzioni DOP e non DOP: i caseifici che lavorano entrambe le linee dovranno tenere flussi distinti per latte e lavorazioni, rendendo impossibile (o almeno molto più complicato) confondere le materie prime. In secondo luogo, scardina il sistema opaco dei “fusori” e dei semilavorati: chi utilizza cagliate, mozzarelle congelate o prodotti destinati a successive lavorazioni dovrà registrare ogni passaggio, dall’ingresso in stabilimento alla destinazione finale. Per anni, la speculazione si è nascosta proprio dietro la nebbia dei prodotti congelati e delle rilavorazioni industriali; dal 29 maggio, ogni flusso lascerà una traccia digitale indelebile, pronta a far scattare i controlli automatici alla prima anomalia.

Anche il quadro sanzionatorio è stato pesantemente ridisegnato. Le sanzioni amministrative potranno raggiungere il 3% del fatturato aziendale, mentre sul fronte penale si assiste a un netto inasprimento per i reati agroalimentari legati a frode, falsa tracciabilità, alterazione dei dati e uso ingannevole del marchio DOP. Nei casi più gravi di frode organizzata, la legge prevede il sequestro delle merci, la sospensione o la chiusura degli stabilimenti e pene detentive fino a quattro anni.

La Consulta Bufalina rivendica questa legge come una vittoria storica degli allevatori. Non si tratta di una concessione calata dall’alto della politica, ma del risultato di una mobilitazione documentata, pubblica e coraggiosa, portata avanti da chi ha preteso legalità mentre altri negavano persino l’esistenza del problema.

Certo questo risultato non sarebbe stato possibile senza l’incontro con quel pezzo della politica accorto e sensibile, comunque disponibile all’ascolto e al confronto che ha saputo ascoltare le istanze degli allevatori. La proposta che poi sarebbe stata largamente accolta nel dibattito parlamentare e fatta propria dal Governo, fu “ufficialmente presentata” a Napoli durante l’iniziativa pubblica all’interno dell’evento degli “Stati Generali in Difesa della Mozzarella di Bufala” alla presenza di due parlamentari che, ognuno per la propria parte, hanno contribuito al percorso: l’On.Le Marco Cerreto (capogruppo per Fratelli d’Italia nella Commissione Agricoltura della Camera) e il Senatore Luigi Nave (componente della IX Commissione del Senato). Come spesso è accaduto nel percorso messo in campo dagli allevatori e sostenuto da Altragricoltura, il lavoro di merito messo in campo, ha realizzato la convergenza di forze politiche diverse e il risultato c’è stato.

Quella parte della politica, almeno in questa occasione (non unica per la verità) ha saputo non cedere alle sirene delle Lobbies sostenute da quelle Organizzazioni Professionali sempre pronte a favorire la speculazione dell’agrobusiness e il risultato è che per la prima volta, la filiera potrà essere trasparente: sapremo quanto latte viene munto, quanto ne entra nei caseifici, quanta mozzarella viene immessa sul mercato e quanto prodotto viene congelato.

La legge da sola, sia chiaro, non basterà; serviranno organi di controllo rigorosi e un’applicazione senza sconti. Ma dal 29 maggio, nel mondo della filiera bufalina, la stagione degli slogan rassicuranti e delle passerelle televisive è finita. Da qui in avanti parleranno i dati. I conti dovranno tornare per tutti e se non torneranno, ci penseremo noi a tirarli ed a metterli in chiaro.

La Consulta Bufalina di Altragricoltura, dopo la vittoria sulla nomina del Commissario Nazionale per la Brucellosi Bufalina, porta a casa un altro risultato “di riforma” e, ora, si predispone a monitorare, accompagnare e garantire l’applicazione delle procedure di tracciabilità previste dal legislatore.

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