Non solo UE-Mercosur. Gli accordi di libero scambio minacciano l’agricoltura come nel caso Canada-Cina

L’annuncio dell’accordo di libero scambio tra Canada e Cina, che prevede l’abbattimento dei dazi sulle auto elettriche cinesi in cambio di un accesso privilegiato ai mercati agricoli, rappresenta un ulteriore passo verso un modello di globalizzazione che Altragricoltura considera ingiusto, insostenibile e socialmente regressivo. Ancora una volta l’agricoltura e il lavoro contadino vengono utilizzati come leva negoziale per favorire interessi geopolitici, industriali e finanziari estranei ai bisogni dei popoli e dei territori.

Altragricoltura rifiuta il paradigma che riduce il cibo a merce di compensazione negli scambi internazionali. Quando il grano, la carne, i legumi o le materie prime agricole diventano moneta di scambio per sostenere settori industriali strategici, viene negata la funzione primaria dell’agricoltura: nutrire le popolazioni, garantire reddito e dignità ai produttori, tutelare i territori, la biodiversità e le risorse naturali. La logica del “do ut des” tra industria e agricoltura svuota la produzione alimentare del suo valore sociale, trasformandola in una variabile di aggiustamento delle politiche commerciali globali.

Questi accordi non sono neutrali né lontani. Per i produttori agricoli spingono verso modelli di monocoltura industriale, dipendenza dai mercati esteri, perdita di autonomia decisionale e compressione dei redditi. Per i consumatori alimentano instabilità dei prezzi, omologazione dell’offerta, riduzione della qualità e aumento della vulnerabilità dei sistemi alimentari. Per i territori accelerano la distruzione della biodiversità agricola e la subordinazione delle politiche agricole agli interessi delle grandi potenze economiche. Anche l’agricoltura italiana ed europea subisce gli effetti di queste dinamiche, attraverso la volatilità dei mercati, la competizione al ribasso e l’erosione delle produzioni locali.

Altragricoltura non sostiene l’isolazionismo né il rifiuto degli scambi tra popoli. Sostiene invece un principio politico chiaro e non negoziabile: il cibo è un diritto umano, non una qualsiasi merce; la terra è un bene comune ricca di relazioni naturali, non uno strumento di compensazione industriale. Gli scambi internazionali devono avvenire a partire dalla sovranità alimentare dei territori, garantendo che ogni comunità possa produrre il cibo necessario a nutrire la propria popolazione, scambiando solo le eccedenze in un quadro di cooperazione, equità e rispetto reciproco.

Altragricoltura chiede l’esclusione dell’agricoltura e del cibo dagli accordi di libero scambio fondati su logiche speculative e industriali; il riconoscimento giuridico e politico della Sovranità Alimentare come principio guida delle politiche agricole, commerciali e ambientali; la tutela dei produttori agricoli come soggetti politici, economici e sociali e non come fornitori di materie prime a basso costo; politiche agricole orientate ai mercati locali e territoriali, alla biodiversità e alla qualità; un ruolo attivo delle istituzioni italiane ed europee nel contrastare accordi che mettono in competizione i diritti dei popoli con gli interessi delle multinazionali.

La vera sfida del nostro tempo non è sostenere la transizione industriale sacrificando l’agricoltura, ma costruire sistemi alimentari giusti, resilienti e democratici. Difendere la Sovranità Alimentare significa difendere la vita, la dignità del lavoro contadino e il futuro dei territori. Altragricoltura continuerà a mobilitarsi affinché l’agricoltura torni al centro delle scelte politiche, sottratta alle logiche della speculazione e restituita alla sua funzione essenziale: nutrire i popoli.

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