Accordo UE–Mercosur, dall’America Latina la voce dei contadini: una minaccia

«Una minaccia per i diritti, la natura e la sovranità alimentare»

Mentre in Europa cresce la mobilitazione contro l’accordo commerciale tra Unione Europea e Mercosur, anche dall’altra parte dell’Atlantico si alza una forte opposizione. Produttori agricoli, movimenti contadini e organizzazioni sociali latinoamericane denunciano un trattato che, a loro giudizio, favorisce le grandi imprese e mette a rischio diritti fondamentali, ambiente ed economie locali.

In Argentina e Cátedras Libres de Soberanía Alimentaria (CLSA) e i movimenti sociali collegati parlano apertamente di un modello sbagliato. Questi alcuni passaggi di uno dei loro documenti:

«L’accordo Mercosur–UE promuove un modello agroindustriale estrattivista, dipendente da OGM e agrotossici, orientato all’esportazione e non al diritto dei popoli a un’alimentazione sana».

Secondo i produttori latinoamericani, il trattato rafforza un’impostazione neocoloniale già esistente:

«Si favoriscono le grandi aziende e l’agribusiness, mentre le comunità rurali perdono autonomia, reddito e capacità di decidere sul proprio futuro».

Al centro delle critiche c’è l’impatto ambientale e sociale. I movimenti denunciano che l’accordo incentiva pratiche distruttive:

«Mega-miniere, fratturazione idraulica, deforestazione e uso massiccio di pesticidi sono il prezzo che i nostri territori pagano per un commercio pensato solo per l’export».

Non meno rilevante è il tema delle certificazioni ambientali richieste dall’Unione Europea, giudicate insufficienti e inique:

«Le certificazioni contro la deforestazione non compensano i costi che ricadono sui produttori locali e non fermano la distruzione dell’ambiente».

La sovranità alimentare resta uno dei pilastri della loro opposizione:

«Difendiamo il diritto dei popoli a produrre, distribuire e consumare cibo sano e culturalmente adeguato. Questo accordo va nella direzione opposta».

I contadini latinoamericani mettono in guardia anche dagli effetti economici:

«L’apertura dei mercati avvantaggia i grandi esportatori e indebolisce i piccoli produttori, generando dipendenza economica e deindustrializzazione».

Il nodo politico, secondo i movimenti sociali, è chiaro:

«Con il Mercosur–UE si dà priorità al profitto delle imprese rispetto ai diritti umani fondamentali: cibo, terra e acqua».

Da qui l’appello finale, che si intreccia con le mobilitazioni europee:

«Servono politiche che mettano al centro la produzione locale, la giustizia sociale e il benessere collettivo. Il libero scambio non può venire prima della vita delle persone e della tutela della natura».

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