Pubblichiamo la dichiarazione del Coordinamento Europeo delle Organizzazioni di Via Campesina con la denuncia sulla incredibile scomparsa dei dati sulle importazioni di pomodoro dal Marocco, atto strumentale per aggirare le regole e imporre lo stato di fatto che apre la via all’accordo formale di un accordo controverso e pericoloso.
Vedi la pagina originale nel sito di Via Campesina Europa e leggi il commento di Gianni Fabbris (segretario generale della Confederazione Altragricoltura)
Il Coordinamento Europeo Via Campesina (ECVC) denuncia una situazione senza precedenti nei controlli sulle importazioni dell’UE, con la totale scomparsa delle statistiche ufficiali della Commissione europea sulle importazioni di pomodori dal Marocco e dal Sahara Occidentale. Di fronte a questa nuova violazione del diritto europeo, ECVC invita il Parlamento europeo ad agire e a opporsi al tentativo della Commissione di imporre l’accordo UE-Marocco.
Sebbene i nostri membri ci abbiano informato che le importazioni di pomodori nel mercato europeo non si sono fermate, il sito web della Direzione Generale Agricoltura della Commissione europea continua a mostrare cifre ben al di sotto dei livelli abituali. Questi dati sono accompagnati da una dichiarazione ufficiale che indica la temporanea assenza di statistiche da parte delle autorità doganali. Lo scorso gennaio, ECVC ha incontrato il Commissario europeo per l’Agricoltura e l’Alimentazione, Christophe Hansen, il quale ha ammesso che vi erano gravi problemi con le informazioni sulle importazioni di pomodori dal Marocco, attribuendo la responsabilità di questa situazione alle autorità doganali di alcuni Stati membri.
Mentre l’UE cerca di concludere nuovi accordi, anche nel settore agricolo, con paesi come l’India e il Mercosur, questi preoccupanti segnali di carenza di meccanismi di controllo alle frontiere dimostrano ancora una volta che le promesse di controllo non possono essere mantenute.
Lungi dall’essere limitate a questo episodio, queste carenze si traducono anche in frodi in materia di esenzione dai dazi doganali. Le quote di pomodoro che effettivamente beneficiano di queste esenzioni superano di decine di migliaia di tonnellate le quote stabilite nell’accordo. Questa frode fiscale europea rappresenta una perdita di diversi milioni di euro di denaro pubblico europeo.
Queste carenze indicano un fallimento sistemico delle autorità doganali europee in termini di trasparenza e capacità di controllare efficacemente le quote di attraversamento delle frontiere.
Gli agricoltori europei, che subiscono la concorrenza sleale, il popolo saharawi e la salute dei cittadini europei sembrano essere nient’altro che una variabile di aggiustamento agli occhi delle autorità europee. L’ECVC invita la Commissione a far luce su questi eventi.
L’ECVC chiede una risposta decisa da parte del Parlamento europeo all’elusione della democrazia e del diritto europeo.
Queste inquietanti scoperte giungono in un momento in cui la Commissione europea viene criticata per aver condotto negoziati segreti con il Marocco per il rinnovo dell’accordo agricolo UE-Marocco, annullato dalla Corte di giustizia europea nel 2024. Questa scomparsa di dati ufficiali e strategici è tutt’altro che insignificante, visti i tentativi della Commissione di forzare la questione e, più recentemente, l’accordo UE-Mercosur.
Cercando di imporre una versione simile dell’accordo, che è stata dichiarata illegale, la Commissione persiste in una politica del fatto compiuto che elude ancora una volta il diritto europeo e indebolisce il quadro del diritto internazionale.
La mancata consultazione del Parlamento europeo e del popolo saharawi (n.d.t.: l’area occupata dal Marocco dopo il ritiro della colonizzazione spagnola; Il popolo saharawi continua a lottare pacificamente per il riconoscimento del proprio stato, spesso definito come “l’ultimo paese africano a non aver ottenuto l’indipendenza”), durante un processo negoziale condotto in totale segretezza nell’arco di soli cinque giorni, è inaccettabile, così come l’applicazione provvisoria dell’accordo, che vede la Commissione violare ancora una volta gli accordi interistituzionali europei. A ciò deve rispondere con fermezza il Parlamento europeo.
La Commissione sta contribuendo alla destabilizzazione del diritto internazionale utilizzando il libero scambio come strumento per sottomettere i popoli.
Mentre il territorio del Sahara Occidentale conserva chiaramente, ai sensi del diritto internazionale ed europeo, lo status di “territorio non autonomo” sottoposto a un processo di decolonizzazione incompiuto, l’accordo UE-Marocco perpetua e rafforza la situazione coloniale.
Considerando il consenso del popolo Saharawi (un prerequisito giuridico per qualsiasi accordo UE) una variabile di adattamento che può essere acquistata con misure di facciata, come l’aumento degli aiuti umanitari ai campi profughi, l’UE sta contribuendo a privare di sostanza il diritto del popolo Saharawi all’autodeterminazione.
Peggio ancora, l’UE afferma di poter ottenere il consenso del popolo Saharawi investendo in infrastrutture critiche che, lungi dal fornire “benefici tangibili”, accentueranno invece l’estensione della colonizzazione. Tali misure aumenteranno l’appropriazione di terre e acque da parte dello Stato marocchino in questo territorio, a vantaggio delle multinazionali agroindustriali europee e marocchine, che ne sono i principali beneficiari.
Si ricorda che, nelle sue sentenze, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CGUE) opera una netta distinzione tra la “popolazione del Sahara Occidentale” e il “popolo Saharawi”, il cui rappresentante legittimo e riconosciuto è il Fronte Polisario. Tuttavia, l’esclusione di quest’ultimo dal “meccanismo di valutazione congiunta” da parte della Commissione mina ulteriormente la validità giuridica di questo accordo.
Il Sahara Occidentale rimane un territorio “separato e distinto” dal Marocco (come affermato dalla Corte nella sentenza a seguito del ricorso della Confédération Paysanne), e quindi un territorio doganale a sé stante. In questo senso, la modifica delle norme di etichettatura da parte della Commissione, volta a creare regioni di origine e a oscurare la provenienza “Sahara Occidentale”, non può che essere vista come un’ulteriore elusione delle richieste della CGUE.
ECVC invita il Parlamento europeo a respingere questo accordo, che ancora una volta sacrifica la sovranità alimentare dei popoli e la democrazia europea sull’altare del libero scambio. I deputati devono chiedere che l’accordo venga rinviato alla CGUE.
È giunto il momento che l’Unione europea difenda gli interessi dei suoi cittadini e agricoltori nel rispetto dei diritti delle persone in tutto il mondo, anziché promuovere un modello commerciale obsoleto e distruttivo per le comunità rurali locali.





