In preparazione della riunione del 28 luglio 2026 per impostare il lavoro della Consulta Olivicola convocata dalla Fed.Agri.Co. (la Federazione degli Agricoltori e dei Contadini di Altragricoltura), dopo aver espresso come Fedagrico la posizione fortemente critica sull’ultima circolare ministeriale (vedi la dichiarazione di Angelo Distefano), ospitiamo un intervento sul tema dell’Olio Extravergine e sulla circolare di Francesca Petrini.
Francesca Petrini è olivicoltrice bio nelle marche e presidente nazionale della CNA Agroalimentare.
L’articolo è tratto dal sito della CNA e pubblicato in data 20 luglio 2026 (vedi l’originale)
Olio extra vergine di oliva: che caos!
CNA AgroAlimentare prende atto della circolare emanata dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste in materia di classificazione e commercializzazione dei prodotti ottenuti dalla miscelazione di olio extra vergine di oliva e olio vergine di oliva. Il provvedimento chiarisce che il prodotto ottenuto da tale miscela non può essere commercializzato come “olio extra vergine di oliva”, ma deve essere classificato come “olio vergine di oliva”.
La circolare si inserisce in un dibattito che negli ultimi anni ha visto confrontarsi diverse interpretazioni della normativa europea, anche a seguito della nota sentenza del Tribunale di Perugia, che ha alimentato un ampio confronto tra giuristi e operatori del diritto. Nella realtà della filiera, tuttavia, la gran parte degli operatori ha sempre ritenuto che la commercializzazione come “olio extra vergine di oliva” di un prodotto ottenuto dalla miscelazione con olio vergine non fosse una pratica ammissibile, proprio perché la normativa europea distingue chiaramente le due categorie merceologiche. Per questo la circolare, più che fugare i dubbi, ha finito per suscitarne di nuovi: molti produttori si chiedono infatti perché si sia reso necessario ribadire un principio che appariva già acquisito e se ciò significhi che, fino ad oggi, qualcuno abbia potuto avvalersi di interpretazioni più permissive, alterando le regole della concorrenza.
Al di là delle diverse letture interpretative, è però opportuno ricordare che la normativa europea distingue già chiaramente le categorie merceologiche dell’olio extra vergine di oliva e dell’olio di oliva vergine, attribuendo a ciascuna una propria definizione e una specifica denominazione di vendita. Il Regolamento (UE) 2022/2104, infatti, definisce l’olio extra vergine come “olio di oliva di categoria superiore ottenuto direttamente dalle olive e unicamente mediante procedimenti meccanici”, mentre per l’olio vergine prevede la dicitura “olio di oliva ottenuto direttamente dalle olive e unicamente mediante procedimenti meccanici”.
Proprio per questo, è importante che il confronto non alimenti ulteriore confusione, purtroppo testimoniata dall’alto numero di richieste di chiarimenti giunte in questi ultimi giorni.
Pertanto, è bene puntualizzare alcuni aspetti che riteniamo essenziali per fare un po’ di ordine.
Il primo riguarda il percorso che ha portato all’emanazione della circolare. Decisioni che incidono sull’operatività delle imprese, sui controlli e sull’interpretazione delle categorie merceologiche dovrebbero essere assunte attraverso un confronto realmente rappresentativo di tutta la filiera. È difficile comprendere come provvedimenti di tale portata possano maturare nell’ambito di tavoli ristretti, senza il pieno e doveroso coinvolgimento di tutte le organizzazioni che rappresentano produttori, trasformatori, distributori e altri soggetti della filiera.
Il secondo aspetto riguarda invece il tema del blending nella sua accezione più generale.
Facciamo chiarezza.
Una cosa, infatti, è la corretta classificazione commerciale del prodotto ottenuto dalla miscelazione di oli appartenenti a categorie diverse; altra cosa è il blending, che rappresenta una pratica tecnologica consolidata e pienamente legittima quando effettuata tra oli appartenenti alla stessa categoria merceologica. Si tratta di una tecnica fondamentale per garantire costanza qualitativa, equilibrio organolettico e valorizzazione delle produzioni.
Il rischio, invece, è che nell’opinione pubblica passi un messaggio profondamente sbagliato: che ogni attività di miscelazione sia sinonimo di frode. Non è così. Criminalizzare indistintamente il blending significa danneggiare imprese che operano nel pieno rispetto delle regole e contribuire ad alimentare una narrazione distorta su uno dei comparti agroalimentari più controllati d’Europa. Il problema è che spesso diversi organismi intervengono sulle stesse imprese con verifiche analoghe, generando appesantimenti burocratici senza un reale incremento dell’efficacia del sistema. Il rischio è che l’attenzione si concentri esclusivamente sugli aspetti sanzionatori mentre continuano a rimanere senza risposta le questioni strutturali che mettono in difficoltà la filiera: la volatilità produttiva legata ai cambiamenti climatici, la necessità di investimenti negli oliveti, le difficoltà di accesso al credito, la redditività delle imprese e una politica commerciale della grande distribuzione che troppo spesso utilizza l’olio extra vergine come prodotto civetta, comprimendo il valore riconosciuto a produttori e frantoi – solo per citarne alcune.
“CNA AgroAlimentare si chiede quale sia oggi lo stato di attuazione del Piano Olivicolo-Oleario nazionale, più volte annunciato come strumento strategico di programmazione e rilancio del comparto. La filiera ha bisogno di una visione di lungo periodo, non di interventi episodici dettati dall’urgenza. Le imprese chiedono regole certe, uniformi e condivise, ma soprattutto politiche che restituiscano fiducia e prospettive al settore. È necessario rafforzare la competitività della produzione italiana, valorizzare il lavoro degli olivicoltori e dei frantoi, sostenere gli investimenti e costruire un mercato capace di riconoscere il reale valore dell’olio extra vergine di oliva. Solo attraverso un aperto confronto con tutti gli attori della filiera sarà possibile coniugare tutela del consumatore, qualità delle produzioni e sviluppo delle imprese. Seguiremo questo percorso con convinzione”, dichiara Francesca Petrini, Presidente Nazionale CNA AgroAlimentare.













