Nei giorni scorsi la Federazione degli Agricoltori e Contadini (Fed.Agri.Co. Altragricoltura) era intervenuta per mano del suo segretario nazionale, Angelo Distefano, con un articolo in cui esprime un giudizio fortemente critico sulla circolare emessa dal Ministero dell’Agricoltura e della Sovranità Alimentare in ordine alla circolazione in Italia di Olio Extravergine di Oliva. Un provvedimento giudicato non solo inefficace (perché non interviene sulle vere dinamiche reali del mercato) ma anche fuorviante perché, dietro la politica degli annunci autocelebrativi, finisce con il coprire le evidenti distorsioni messe in campo dalla GdO e dall’Industria e (volutamente o meno) finisce col nascondere la crisi degli olivicoltori e dei frantoiani.
Oggi torniamo sulla vicenda annunciando l’avvio delle iniziative della Consulta degli Olivicoltori di Altragricoltura (sotto) e sottolineando due nuovi elementi: la lettura dei dati consolidati del Governo Tunisino sulla importazione di olio sfuso bio in Italia a prezzi insostenibili per i nostri produttori e la presa di posizione ufficiale sulla crisi con l’annuncio di possibili iniziative clamorose da parte dei frantoiani italiani
I numeri dell’assedio dell’olio sfuso dalla Tunisia: l’Italia è il primo hub di importazione altro che Made in Italy.
Secondo i dati consolidati dell’osservatorio statale tunisino ONAGRI, la Tunisia sta registrando una progressione record nell’esportazione di olio d’oliva. La parte più significativa di questa dinamica riguarda la frazione di maggior pregio: l’olio extravergine biologico, che rappresenta ormai ben l’83,3% dell’intero export di settore del Paese nordafricano.
La destinazione principale di questo imponente flusso è proprio l’Italia, che da sola assorbe il 38% di tutto l’olio biologico tunisino esportato, posizionandosi nettamente davanti a Spagna e Stati Uniti. Il dato più critico per i produttori italiani risiede nelle modalità di trasporto: il 94,3% di questo prodotto varca le frontiere allo stato sfuso, trasportato in grandi navi cisterna destinate direttamente ai depositi industriali di imbottigliamento.
Il successo di questo canale si regge su una sproporzione economica insuperabile per le aziende agricole italiane. Alla dogana di partenza, l’olio extravergine biologico tunisino sfuso viene scambiato a una media di 13,10 dinari al chilo, l’equivalente di appena 3,95 euro al chilo.
Si tratta di un prezzo stracciato se paragonato ai costi che un olivicoltore italiano deve sostenere per garantire la sicurezza sul lavoro, la tracciabilità dei registri digitali e i rigidi disciplinari del biologico nazionale.
I grandi marchi industriali mantengono così la facoltà di importare legalmente lo sfuso tunisino a meno di 4 euro al chilo, miscelarlo con altre quote di oli comunitari industriali e immettere sul mercato un prodotto etichettato come “100% EVO”, relegando l’indicazione d’origine a una dicitura microscopica sul retro della bottiglia (“Miscele di oli di oliva di origine UE e non UE”). Il risultato reale è la saturazione dei canali di vendita con blend esteri a basso costo, che azzera la competitività e la richiesta del vero olio italiano all’ingrosso.
Il Ministro farebbe bene ad affrontare le questioni vere che riducono la nostra olivicoltura nella crisi (come quelle messe in evidenza nei dati delle importazioni dalla Tunisia di olio sfuso bio extravergine, quindi di qualità e certificato) per dire agli olivicoltori ed agli Italiani come scongiurare la crisi invece di negarla . Se vuole continuare ad ignorare le denunce di Altragricoltura, potrebbe rispondere al grido d’allarme ed al comunicato stampa che oggi, 20 luglio 2026, ha reso pubblico la FIOQ (l’associazione nazionale dei Frantoiani Italiani Olio di Qualità, che rappresenta imprese frantoiane con una capacità trasformativa di oltre 3 milioni di quintali di olive molite, il 40% del prodotto trasformato in Italia).
Dopo aver sottolineando la crisi dei produttori e dei frantoiani, denuncia come al tavolo presso il ministero, non solo non si affrontano le questioni ma i frantoiani sono stati esclusi e annuncia un possibile sviluppo clamoroso: i frantoiani potrebbero non comprare per la prossima annata le olive dai nostri produttori ma si limiterebbero a offrire il servizio di molitura.
Fucci, presidente di FIOQ: “Olio extravergine italiano in crisi. Frantoi esclusi dalla filiera. Siamo uniti nella decisione di non acquistare olive”
“… Dal mese di maggio 2026, l’associazione ha lanciato l’allarme al mondo olivicolo sulla situazione dei frantoi e delle cooperative, soprattutto del nord barese, davvero preoccupante che rischia di travolgere un’intera importante parte dell’economia pugliese. Di fatto, i frantoi che sono riusciti a vendere l’olio durante la campagna scorsa lo hanno fatto a prezzi in caduta libera, rimettendoci. Molti non hanno trovato mercato e ad oggi in generale è presente nei frantoi almeno il 50% della produzione della scorsa campagna che non si riesce a vendere neppure a prezzi che vanno sempre più al ribasso. Tutto ciò ha portato ad un forte indebitamento e ad esposizioni bancarie in quanto l’olio invenduto è stato prodotto da olive pagate regolarmente agli olivicoltori. Nel frattempo ai vari tavoli tecnici nazionali che si sono susseguiti in questi ultimi mesi, compreso l’ultimo convocato dal Ministro al quale i frantoiani non sono stati invitati, non è stato attivato alcuno strumento idoneo a porre rimedio alla situazione creatasi. Per anni i frantoi hanno garantito l’acquisto e la lavorazione delle olive con investimenti di proprie risorse, remunerando regolarmente gli olivicoltori ma la prossima campagna non può essere affrontata economicamente da quei frantoi che nel frattempo non saranno falliti. Pertanto i frantoi aderenti per la prossima campagna potrebbero non acquistare olive né direttamente dagli olivicoltori né dalle loro OP. Garantirebbero solo la trasformazione, restituendo l’olio ai produttori, tenuto conto che gli stessi frantoi non sono obbligati a detenere l’olio prodotto, in quanto non riconosciuti “produttori” come avviene in altri settori dell’agroalimentare….”
La Fed.Agri.Co. Altragricoltura ribadisce la posizione: “Occorre affrontare lo Stato di crisi del settore olivicolo italiano, tutelare la figura del frantoiano artigianale come quelle dell’olivicoltore, le filiere di coltivazione, trasformazione, distribuzione dell’olio di territorio italiano, valorizzare le specificità degli oli e delle produzioni.”
Serve una chiara strategia per superare la deriva per cui l’olio extra vergine di oliva si converta definitivamente in una commodity. L’olio non è semplicemente un “condimento” , un prodotto “civetta” sugli scaffali per aprire la strada a produzioni industriali “tagliate” ma un alimento dalle caratteristiche organolettiche-nutrizionali elevate che esalta, sottolinea e accompagna le culture e le cucine di territorio. Perchè questo sia possibile al Paese serve una olivicoltura viva con uomini e e donne a curare gli oliveti e un tessuto di frantoiani artigianali che presidi e supporti le produzioni. Perché questo sia possibile occorre tutelare il reddito e il lavoro come primo fattore e garanzia e occorre trasparenza nella filiera, altro che furbate mercelogiche che finiscono per fare gli utili dell’industria e della speculazione commerciale aggravando la crisi delle piccole e medie imprese delle filiere.
Fed.Agri.Co. Altragricoltura
convoca un incontro degli olivicoltori per prepararsi a sostenere
le iniziative e le proposte sulla crisi degli
olivicoltori e dei frantoiani artigianali
E’ convocata per il giorno 28 luglio 2026 alle ore 21 l’incontro online degli olivicoltori di Altragricoltura e di quanti sono interessati alla proposta di una Olivicoltura Agroecologica e della Sovranità Alimentare, aperto ai frantoiani artigianali impegnati nel progetto UNIAPA, per discutere e valutare le iniziative e le proposte di fronte alla crisi del comparto olivicolo, anche in preparazione di possibili mobilitazioni per l’autunno.
Per partecipare e ricevere il link dedicato inviare la richiesta alla mail: fedagrico@altragricoltura.net oppure richiederlo nelle liste social di Altragricoltura.
ANGELO DISTEFANO
segretario nazionale Fed.Agri.Co Altragricoltura








