Quindi, adesso, il “furto” del Grano Cappelli, da noi fortemente denunciato, ha una prima formalizzazione concreta in un atto giudiziario.
Dopo denunce e iniziative varie nostre e di altri, la vicenda della gestione del Grano Cappelli ad opera della SIS (la Società Italiana Sementi partecipata da Bonifiche Ferraresi e parte del sistema Coldiretti) è stata oggetto di una procedura aperta dall’Antitrust.
L’indagine risale al marzo scorso quando l’Autorità garante della concorrenza aveva aperto un’istruttoria nei confronti della Sis per verificare un presunto abuso della sua maggior forza commerciale nei confronti delle imprese agricole interessate a produrre grano della varietà Senatore Cappelli.
Nella sua seduta del 12 novembre 2019 l’Antitrust, ritenendo che la SIS abbia contravvenuto a ben tre diverse disposizioni delle norme vigenti, ritenendole pratiche scorrette ha comminato tre diverse multe per l’importo di 50.000 euro ognuna e un totale di 150.000 euro, ammonendola a non proseguire nel mettere in atto le modalità con cui ha operato fin qui,
La Sis si è aggiudicata (con una procedura oggetto di diverse denunce sia nelle sedi legali che in quelle istituzionali da Altragricoltura) l’esclusiva in base a un contratto di licenza stipulato nel 2016 con il Crea (il Consiglio per la ricerca in agricoltura controllato dal ministero delle Politiche agricole).
L’Antitrus ha accertato sia l’aumento ingiustificato dei prezzi, sia le pratiche discriminatorie e scorrette con la messa in atto di forniture ritardate o addirittura rifiutate fino alla riconsegna da parte dei coltivatori del grano prodotto
In particolare l’Antitrust ha accertato come vere e fondate alcune delle tesi su cui Altragricoltura ha punto il dito accertando, per esempio che la Sis, forte dell’esclusiva sulla commercializzazione delle sementi del “Senatore Cappelli”, ha in questi anni «subordinato la fornitura delle sementi alla riconsegna da parte dei coltivatori del grano prodotto, imponendo alle controparti – sottolinea l’Antitrust – un rapporto cosiddetto di filiera».
L’azienda ha inoltre «ritardato o addirittura rifiutato in maniera ingiustificatamente selettiva la fornitura delle sementi ai coltivatori» e, infine, «aumentato in maniera significativa e ingiustificata i prezzi delle sementi».
L’Antitrust ha sottolineato «la profonda attenzione dell’Autorità per la disciplina delle pratiche commerciali sleali nei rapporti tra imprese nella filiera agroalimentare, al fine di impedire che lo squilibrio tra le posizioni negoziali delle parti venga sfruttato per imporre al contraente debole (in questo caso, le imprese agricole interessate a coltivare una varietà pregiata di grano duro) condizioni inique».
Ora, sottolinea Fabbris a nome di Altragricoltura, il Ministro vada fino in fondo e riapra la procedura di assegnazione dell’esclusiva della gestione del Grano Cappelli prendendo atto non solo della strumentalità delle azioni messe in campo dalla SIS ma, anche, della profonda scorrettezza del CREA (che non poteva non sapere ed essere all’oscuro di quanto sarebbe accaduto ed in effetti sta accadendo).
Il Ministro, inoltre operi , finalmente, individuare e procedure e l’organismo che dovrà essere chiamato a effettuare i controlli sul rispetto delle nuove regole che l’UE sta sollecitando.
La competenza dei controlli sul rispetto delle norme dell’articolo 62 del decreto legge 1/2012 è stata finora affidataal Garante della Concorrenza, ma in futuro, nell’ambito dell’applicazione della direttiva europea che l’Itralia è chiamata a recepire, dovrebbe essere affidata a un soggetto con competenze specifiche nel settore agroalimentare.
Soprattutto occorre aumentare e srafforzare la capacità sanzionatoria dell’Antirust. Non è possibile che di fronte all’evidente attività speculativa messa in campo la SIS oggi (ma altri domani) se la cavino con 150.000 euro di multa e continui a gestire il patrimonio pubblico cui va garantito il pieno accesso.



