ALTRAGRICOLTURA BIO
Federazione per il Bio e l’Agroecologia
nella Confederazinoe Altragricoltura
Con il via libera definitivo del Parlamento europeo al regolamento sulle Nuove Tecniche Genomiche (NGT), si compie un passaggio che non è semplicemente tecnico, ma profondamente politico. Siamo davanti a una scelta di campo netta: liberalizzare l’ingresso delle biotecnologie nel mercato sementiero europeo, ridefinendo in senso restrittivo i livelli di controllo, i vincoli di tracciabilità e le garanzie informative lungo tutta la filiera alimentare. La retorica istituzionale ripropone i soliti argomenti della competitività, della transizione green e della resilienza climatica, ma la realtà materiale che si prospetta per le campagne è un’altra: a Bruxelles si sta ridefinendo l’architettura dei diritti e dei rapporti di forza, stabilendo chi detiene il controllo sulle sementi e a quali condizioni di subalternità economica dovranno sottostare i produttori.
Il meccanismo normativo si fonda sulla classificazione delle piante NGT in due binari giuridici distinti, con l’effetto sostanziale di normalizzare l’accesso al mercato delle nuove varietà. Da un lato la categoria NGT-1, che rappresenta il fulcro di questa ristrutturazione normativa: le piante che hanno subito modifiche genetiche in laboratorio, purché rientrino nei parametri di equivalenza stabiliti dal legislatore, vengono legalmente equiparate alle varietà tradizionali ottenute per selezione convenzionale. Tradotto in concreto per chi lavora la terra e per chi consuma, questo significa l’esenzione dalle procedure autorizzative della direttiva OGM del 2001, la sostituzione della valutazione del rischio standard con una notifica semplificata, l’assenza di una tracciabilità d’obbligo sul prodotto alimentare trasformato e la totale esclusione di indicazioni in etichetta per il consumatore finale. Queste varietà entrano nei circuiti commerciali senza che la filiera a valle disponga di strumenti d’identificazione chiari. Sul fronte opposto rimangono le piante NGT-2, destinate a modifiche genomiche più complesse, che restano vincolate ai regimi ordinari di autorizzazione, etichettatura e possibilità di esclusione territoriale (opt-out) da parte degli Stati membri; ma si tratta di una barriera parziale, mentre il baricentro economico del settore sementiero si sposta programmaticamente sulla corsia preferenziale e deregolamentata delle NGT-1.
Questa svolta non costituisce una mera semplificazione burocratica per le imprese agrarie, ma una riconfigurazione strutturale del sistema in senso industriale e proprietario. Il principio cardine della governance alimentare europea cambia asse: si passa dalla centralità del principio di precauzione e del controllo pubblico a un modello orientato alla velocità di immissione in commercio e alla rimozione degli ostacoli regolatori. Con questo impianto, i nuovi dispositivi interrompono la continuità della tracciabilità lungo la filiera, colpendo al cuore le produzioni di territorio. Nel momento in cui i derivati delle colture NGT-1 non sono tracciabili fino al consumo, si determina un’asimmetria informativa strutturale lungo tutta la filiera: si restringe la libertà di scelta degli agricoltori che intendono rifornirsi di sementi tradizionali, si compromette la capacità dei trasformatori di certificare filiere esenti da manipolazioni genetiche e si svuota di efficacia il diritto a un acquisto consapevole.
Il settore dell’agricoltura biologica si trova a subire l’impatto economico più pesante di questa asimmetria. Sebbene i testi normativi ribadiscano il divieto formale di utilizzo delle NGT nei disciplinari bio, il regolamento introduce una deroga di fatto per le contaminazioni accidentali nei campi, definendole tecnicamente inevitabili e non sanzionabili come violazione della conformità biologica. La conseguenza sindacale è evidente: il costo economico dell’isolamento dei campi, delle analisi di laboratorio e dei rischi di deprezzamento commerciale viene interamente trasferito sui produttori biologici e biodinamici, mentre chi immette sul territorio le varietà genomiche viene esentato dall’obbligo di risarcimento del danno biologico da inquinamento genetico. L’onere della coesistenza viene così scaricato esclusivamente su chi difende i metodi di produzione naturali.
Dietro la complessità dei criteri scientifici si cela il vero nodo della contesa: il controllo proprietario delle risorse sementiere. Le NGT non sono il risultato della selezione e dell’adattamento contadino nei territori, ma prodotti di laboratorio coperti da brevetti industriali e concentrati nei portafogli di pochi gruppi oligopolistici globali. Il nuovo regolamento accelera questa dinamica, facilitando la diffusione commerciale di tratti genetici brevettati e aumentando il rischio di contenziosi legali per violazione della proprietà intellettuale a carico di quegli agricoltori che subiscono la contaminazione involontaria delle proprie colture. Il sistema che si profila riduce lo spazio dell’autonomia riproduttiva contadina e della biodiversità locale, transforming il seme da bene comune a input industriale vincolato a royalty.
Non è in discussione il ruolo della ricerca scientifica, ma il modello sociale ed economico a cui essa viene asservita. La questione centrale attiene a chi debba governare il futuro dell’agricoltura e del cibo, a chi appartenga il patrimonio genetico delle colture e a chi spettino i costi economici e ambientali di queste introduzioni tecnologiche massive. Con il regolamento NGT, le istituzioni europee scelgono di favorire un’ulteriore concentrazione del potere nella filiera agroalimentare, riducendo gli strumenti di trasparenza e controllo pubblico lungo la filiera e trasferendo il valore economico del settore verso i detentori dei brevetti e del capitale tecnologico. Come rete di Altragricoltura sosteniamo che questa non è un’evoluzione neutrale, ma una precisa ristrutturazione dei rapporti di potere a svantaggio del mondo rurale. Di fronte alla privatizzazione dei beni sementieri, l’agricoltura contadina e di territorio risponderà con la mobilitazione e la tutela attiva dei sistemi sementieri locali
COSA È ACCADUTO CON IL VOTO NEL PARLAMENTO EUROPEO SULLE NGT
Il voto sulle NGT a Strasburgo: blitz procedurale e spaccatura delle delegazioni italiane
Il regolamento sulle Nuove Tecniche Genomiche (NGT) è stato approvato in via definitiva dal Parlamento europeo attraverso un meccanismo procedurale tipico delle seconde letture, che ha evitato un voto finale sull’intero pacchetto legislativo. Il testo è stato adottato automaticamente nel momento in cui la maggioranza dell’Aula ha respinto in blocco tutti gli emendamenti restrittivi presentati dalle opposizioni. Questi emendamenti chiedevano di mantenere l’obbligo di etichettatura per i consumatori, la tracciabilità lungo la filiera e regole chiare sulla responsabilità civile in caso di inquinamento genetico dei campi. Con la loro bocciatura, l’accordo di deregolamentazione con il Consiglio è diventato ufficialmente legge.
Il voto sui singoli emendamenti ha registrato una spaccatura netta all’interno delle delegazioni politiche italiane, mettendo in luce due visioni contrapposte del modello agricolo ed economico.
I partiti del centro-destra e delle destre, che comprendono le delegazioni di Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia, insieme alla componente guidata da Roberto Vannacci all’interno del gruppo dei Patrioti per l’Europa, hanno votato compatti a favore della deregolamentazione. Questa coalizione ha respinto ogni richiesta di tutela, allineandosi alle posizioni delle grandi confederazioni agricole generaliste e dell’industria sementiera. La linea espressa sostiene che le nuove biotecnologie siano strumenti scientifici indispensabili per garantire la competitività aziendale e la resilienza climatica dei raccolti, considerandole radicalmente distinte dagli OGM tradizionali.
Sul fronte opposto, la delegazione di Alleanza Verdi e Sinistra ha espresso un voto nettamente contrario alla deregolamentazione, sostenendo tutti gli emendamenti protettivi. I parlamentari della sinistra ecologista hanno denunciato lo smantellamento del principio di precauzione e l’estensione dei brevetti industriali sulle sementi, che considerano una minaccia diretta alla biodiversità e all’autonomia dei piccoli produttori.
Il resto delle opposizioni, con il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle, si è schierato a favore delle tutele, votando a sostegno degli emendamenti per la tracciabilità e l’etichettatura obbligatoria. Le critiche di questo blocco si sono concentrate sull’asimmetria informativa che colpirà i consumatori e sui costi economici derivanti dal rischio di contaminazione che verranno scaricati interamente sul comparto dell’agricoltura biologica.
Con la conclusione di questo passaggio istituzionale, la totale esenzione dai vincoli di etichettatura e tracciabilità per le sementi di categoria NGT-1 entra in vigore in tutta l’Unione Europea. La norma cancella inoltre la possibilità per i singoli Stati membri di esercitare il diritto di esclusione territoriale, vietando l’adozione di clausole nazionali per impedire la coltivazione di queste varietà all’interno dei propri confini.




