Uno studio dell’Osservatorio contro le crisi di Altragricoltura documenta l’arrivo nei nostri porti di grano, spesso prodotto in altri momenti dell’anno, proprio nel momento della nostra mietitura. Evidente manovra per lucrare sui prezzi che fa fallire i nostri cerealicoltori. Altragricoltura scrive alla politica (Parlamentari Europei e Capigruppo a Camera e Senato) chiedendo di intervenire
Ci risiamo. È iniziata la mietitura del grano italiano, il momento decisivo dell’anno per migliaia di aziende agricole che affidano al raccolto il proprio reddito e il futuro delle proprie attività. Le stime presentate ai recenti Durum Days (gli eventi organizzati da parte del settore sindacale e produttivo della filiera cerealicola) indicano una campagna sostanzialmente positiva. La produzione nazionale di grano duro è prevista in crescita di circa il 5%, raggiungendo quasi 3,8 milioni di tonnellate. Con il miglioramento delle condizioni idriche nel Mezzogiorno, le stime dei teorici del libero mercato prevedevano un recupero di rese e qualità, che avrebbe dovuto tradursi in stabilità economica. Eppure sta accadendo l’esatto contrario.
Mentre le mietitrebbie entrano nei campi, le quotazioni del grano duro continuano a scendere nei mercati nazionali, alimentando forte preoccupazione tra i produttori.
Tra l’inizio e la fine di maggio le quotazioni hanno registrato una progressiva flessione nelle principali piazze di riferimento del comparto.
A Milano, il Fino Nord è sceso da 279,50 a 272,50 euro alla tonnellata. Ad Altamura, il Fino nazionale è passato da 284,50 a 280,50 euro alla tonnellata. Peggio presso la CUN Sud Italia, il Fino è calato da 279,50 a 271,50 euro alla tonnellata. (approfondisci sui criteri merceologici di catalogazione)
Nel giro di poche settimane il mercato ha registrato riduzioni comprese tra il 2% e il 5%, proprio mentre le prospettive qualitative nazionali miglioravano. Per molti produttori questi valori risultano difficilmente compatibili con i costi sostenuti per energia, fertilizzanti, lavorazioni, meccanizzazione e servizi.
La domanda che molti agricoltori si pongono è semplice: come può una campagna annunciata come positiva coincidere con una nuova fase di indebolimento delle quotazioni?
In tutti i mercati delle materie prime agricole il prezzo dipende anche dalle aspettative degli operatori economici. La previsione di consistenti volumi in arrivo, soprattutto in prossimità dell’avvio della raccolta nazionale, contribuisce a modificare il clima di mercato e le aspettative commerciali, incidendo negativamente sui listini all’origine.
Per noi di Altragricoltura, che osserviamo, documentiamo e denunciamo la natura speculativa del mercato ormai sempre meno legato ai fattori della produzione, non resta che registrare (ancora una volta) come una parte consistente della risposta va cercata fuori dai campi, dentro il sistema logistico e commerciale che alimenta i porti italiani nelle settimane più delicate dell’anno e di come, la speculazione che conosce bene questi fattori, ne approfitta per mettere a segno i suoi colpi.
Qui, per ora, ci interessa sottolineare l’aspetto che riguarda esclusivamente la concentrazione temporale degli arrivi di materia prima estera proprio nelle settimane che coincidono con l’avvio della raccolta nazionale, e gli effetti economici che questo produce sulla formazione dei prezzi all’origine in Italia.
Secondo il monitoraggio effettuato dal nostro Osservatorio sulle Crisi del Centro di Documentazione e Ricerca sulla Sovranità Alimentare attraverso diverse fonti (AIS, registri navali, documentazione commerciale e fonti portuali) nella prima metà di giugno numerose navi cerealicole risultano in arrivo o programmate nei principali scali italiani di cui riportiamo lo specchio documentale con l’avvertenza che le date indicate rappresentano stime operative che possono subire variazioni logistiche o commerciali.
Navi che in molti casi portano grani e materie prime mietuti in altri momenti dell’anno ma che (guarda caso) arrivano in Italia proprio mentre i nostri cerealicoltori stanno per mietere. É evidente la manovra speculativa in atto che ha come effetto quello di immettere nel mercato italiano materie prime a prezzi più bassi persino dei nostri costi produttivi per far crollare i prezzi alla produzione per i nostri cerealicoltori.
Sulla base delle capacità operative delle unità monitorate e dei flussi commerciali rilevati, il volume complessivo delle materie prime agricole in ingresso nei principali porti italiani nella prima metà di giugno risulta nell’ordine di diverse centinaia di migliaia di tonnellate tra grano duro, grano tenero, mais, farine proteiche e altre rinfuse agricole.
Sappiamo bene che questi arrivi sono legittimi ai sensi delle attuali normative e non siamo contro il commercio internazionale ma, come Altragricoltura, poniamo alle istituzioni Europee e Nazionali due necessità: comprendere meglio gli effetti che una forte concentrazione temporale degli arrivi può avere sulle dinamiche di mercato in una fase particolarmente delicata per il settore cerealicolo e, una volta preso atto che si tratta di una dinamica di dumping puro, agire conseguente mettendo in campo strategie conseguenti anche intervenendo sugli strumenti legislativi e comunque sul sistema dei controlli assolutamente inadeguati.
Secondo l’Europa, il dumping sarebbe “una pratica per cui le grandi imprese introducono nel mercato europeo dei prodotti a un prezzo molto inferiore rispetto a quello di mercato. Questo prezzo artificioso è dovuto alla presenza di sussidi statali alle imprese nel paese di origine, oppure alla sovrapproduzione di un determinato prodotto da parte delle aziende che vendono all’estero tali beni in eccedenza”.
Questa visione ha limiti enormi nel rappresentare la realtà: vede solo una parte delle dinamiche di dumping (come se il problema fosse solo quello degli incentivi pubblici che modificano le dinamiche dei prezzi). Semmai questo vale per il dumping che noi europei imponiamo agli altri Paesi piuttosto che quello che subiamo. E, infatti, l’Europa considera molto marginale il dumping che sopportano i nostri agricoltori tanto da scrivere ufficialmente che “L’Unione europea si avvale degli strumenti di difesa commerciale meno di altre giurisdizioni, infatti i prodotti nel mercato UE oggetto di dumping o sovvenzionate rappresentano solamente lo 0,21% delle importazioni” (vedi)
Se il dumping è “l’introduzione in un mercato di prodotti al prezzo più basso di quelli che i produttori attivi in quel marcato sono in grado di attuare”, allora il problema è enorme e non riguarda solo il grano.
É sempre più evidente che la pratica di introdurre in un mercato prodotti alimentari nel momento in cui i produttori locali stanno per offrire il frutto della loro intera annata agraria sta diventando un elemento strutturale della speculazione che consente grandi vantaggi per chi ha giocato in borsa piuttosto che per l’industria alimentare che deve comprare materie prime o le piattaforme commerciali che lucrano sulla capacità di comprare a prezzi bassi anche se tutto questo espone i produttori locali all’impoverimento fino al fallimento.
Occorre rivedere la strategia Europea e Nazionale sul Dumping, ponendo la tutela dei sistemi territoriali come cardine del ripensamento.
Altragricoltura, sulla base del documento prodotto dal suo Osservatorio contro le Crisi scrive ai Parlamentari Europei ed ai Capigruppo nelle Commissioni competenti di Camera e Senato perchè vengano attivati i servizi nazionali ed europei competenti, accertino la realtà e intervengano sia con modifiche e adeguamenti normativi sia attuando le strategie di controlli sempre più necessari quanto lacunosi e inefficaci.






