Intervista ad Adriano Noviello, dirigente nazionale di Altragricoltura, component
della Consulta Bufalinae Presidente della Federazione del Bio per l’Agroecologia
Vedi e ascolta sotto l’articolo l’intervista integrale
Nel corso della trasmissione Barba e Capelli, condotta da Corrado Gabriele, l’intervento di Adriano Noviello – agronomo, allevatore biologico e dirigente nazionale di Altragricoltura – restituisce un quadro netto, privo di retorica: l’agricoltura italiana continua a produrre e garantire qualità, ma lo fa caricandosi sulle spalle una crisi che non ha generato. E oggi quella capacità di resistenza è arrivata al limite.
La vittoria della resistenza: il caso Brucellosi
Il punto di partenza è una delle vertenze più emblematiche degli ultimi anni: la gestione della brucellosi nel comparto bufalino campano. Una crisi affrontata per lungo tempo con strumenti rigidi, spesso scollegati dalla realtà delle aziende, che ha prodotto conseguenze pesanti: abbattimenti indiscriminati, perdita di patrimonio zootecnico, sfiducia diffusa nelle istituzioni.
Noviello lo afferma con chiarezza: “L’agricoltore non è un numero su un registro regionale, è il custode della terra. Non si può gestire una malattia come la brucellosi senza il coinvolgimento diretto di chi la vive ogni giorno nelle stalle.”
Da qui nasce una mobilitazione reale, concreta, fatta da centinaia di allevatori — aziende in carne ed ossa — che hanno scelto di esporsi attraverso il movimento Salviamo le Bufale, promosso da Altragricoltura. Una protesta che non si è limitata alla denuncia, ma ha avanzato una proposta precisa: vaccinazione, autocontrollo e partecipazione attiva.
“All’inizio non siamo stati ascoltati – ricorda Noviello – ma avevamo indicato una strada semplice: fare poche cose, farle bene e farle insieme agli allevatori”. Con la nomina del commissario Nicola D’Alterio, i fatti hanno dato ragione al territorio: l’incidenza della malattia è scesa sotto l’1% e i focolai sono minimi. “Non vogliamo dire che avevamo ragione, ma è evidente che quando si lavora con gli allevatori i risultati arrivano”.
Tracciabilità: Se il latte non cresce, da dove viene tutta questa mozzarella?
Ma proprio mentre il fronte sanitario migliora, emerge con forza un’altra criticità profonda: la tracciabilità. È qui che si gioca la credibilità dell’intera filiera bufalina.
“Garantire la qualità non è uno slogan. Significa partire dal latte, sapere da dove viene e come viene trasformato”. Il problema è strutturale: a fronte di una produzione che non cresce in modo proporzionale, il mercato della mozzarella continua a espandersi.
“Oggi abbiamo un problema forte di trasparenza. Se il latte prodotto non aumenta ma la mozzarella schizza sul mercato, c’è un cortocircuito che danneggia chi lavora onestamente. Senza tracciabilità reale si altera tutto: i prezzi, il mercato, la fiducia dei consumatori.”
Il cambio dell’ente certificatore è un segnale, ma Noviello avverte: “Non basta cambiare chi controlla. Bisogna cambiare come si controlla. Gli allevatori devono essere parte di questo processo, non si può decidere tutto sopra le loro teste”.
Il ricatto dei costi: l’Agricoltura “razionata”
Su questo equilibrio fragile si innesta la crisi dei costi. Guerra, energia, logistica: fattori globali che si scaricano sulle aziende.
“L’agricoltura oggi è totalmente dipendente dal carburante. Senza gasolio non si lavora”. I numeri sono inequivocabili: aumenti superiori al 50%.
“Ci stanno chiedendo di produrre eccellenza con il serbatoio vuoto. Il razionamento del carburante che subiamo oggi è il funerale della sovranità alimentare: se si fermano le aziende, esplodono i prezzi nei supermercati.”
Quando non conviene più coltivare, la terra si ferma e arriva la speculazione. Noviello lancia un monito sulle politiche energetiche:
“Vogliono trasformare i nostri campi in distese di silicio. Ma il cemento e i pannelli non si mangiano. L’energia si faccia sui capannoni, la terra deve tornare a produrre cibo e dignità.”
L’appello alla Politica: Responsabilità o Collasso
Il finale è un appello diretto, senza mediazioni. “Non è più il tempo delle divisioni. Serve responsabilità. Prevenire costa meno che inseguire le emergenze”. La richiesta è chiara: riconoscere lo stato di crisi del settore agricolo e intervenire prima che la situazione diventi irreversibile.
Dalle parole di Adriano Noviello emerge una verità difficile da aggirare: il sistema agricolo sta ancora reggendo, ma lo fa in condizioni straordinarie, sempre più fragili e sempre più ingiuste.
“La domanda per la politica è una sola: vale più il dividendo di una multinazionale o la salubrità del piatto che portiamo in tavola? Altragricoltura ha già scelto da che parte stare.”
Altragricoltura: gente che conosce la terra e la difende.









