Martedì 21 Novembre 2017
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Movimento, Rete, Sindacato

Chi siamo

Nella seconda metà degli anni '90,  venivano a maturazione i frutti del grande processo di trasformazione del settore di produzione, distribuzione e consumo degli alimenti e si mostravano i primi effetti della crisi economica, sociale ed ambientale nelle campagne.
L'omologazione al modello della globalizzazione agroalimentare dell'agricoltura italiana, del suo grande patrimonio di lavoro, conoscenze, insediamento territoriale, profonda relazione sociale con le comunità locali stava producendo una crisi devastante che avrebbe portato nel giro di dieci anni a dimezzare il numero delle aziende, concentrando la capcità di realizzare valore nelle mani della finanza e della commercializzazione, scaricando sull'ambiente e la salute i costi sociali della ristrutturazione e determinando nuove divisioni di classe fra chi avrebbe potuto accedere al cibo sano e di qualità ed a chi non avrebbe avuto altrà alternativa che rivolgersi agli hard discount.

 

manifestazione_altragricolturaDi fronte a questo quadro ed al suo estendersi, sono cresciute nelle campagne italiane molte esperienze critiche, di resistenza e di ricerca di modelli positivi per l'agricoltura. Esperienze diverse, espresse da percorsi ed approcci diversi ed a volte fra di loro molto distanti (da quelle di semplice ribellione contro l'aumento dei costi e la compressione dei redditi, ai tentativi di costruire pratiche di cicli sottratti al dominio della Gdo, a quelle legate al consumo critico e al ciclo corto o all'esplodere di vere e prorie mobilitazioni e vertenze di settore) ma che avevano un filo spesso comune, manifestato più o meno consapevolmente : quello che individuava nella globalizzazione neoliberista la principale resposabile della crisi nelle campagne.
L'esplodere del movimento contro la globalizzazione ha, dunque, offerto a molte di queste realtà il terreno su cui tentare una ricomposizione dei diversi percorsi. La mobilitazione di Genova contro il G8 del 2001 è stato, così, un passaggio importante che ha segnato, nei fatti, l'atto fondativo di Altragricoltura.
Per opera dell'Associazione Michele Mancino (attiva nel Sud Italia contro il caporalato nelle campagne) una serie di realtà contadine di base locali e nazionali si sono ritrovate organizzando la "piazza Contadina contro il G8 a Genova" (Piazza Rossetti) e lì si sono incontrate con il movimento internazionale di Via Campesina ed i suoi leaders di Francia, Brasile, Portogallo e delle altre realtà mondiali.
Nacque in quel contesto il Foro Contadino Altragricoltura come componente del movimento dei Fori Sociali ma, anche, come prima esperienza di ricomposizione di quanti si ponevano il tema di fuoriuscire dalla crisi costuendo l'alternativa alla globalizzazione nelle campagne.
Il Foro Contadino Altragricoltura, condusse molte iniziative in tutta italia e fu particolarmente attivo nell'esperienza nazionale e internazionale dei movimenti sociali contro la Globalizzazione e di Via Campesina di cui fu componente.
Sette anni dopo, esaurita la fase del Foro Contadino Altragricoltura e la spinta del movimento contro la globalizzazione nelle forme condivise che si era dato, una parte dei suoi componenti (soprattutto delle regioni centro meridionali dove l'urgenza di dare risposte alla crisi incrociava l'eplodere di nuovi e radicali movimenti di lotta nelle campagne) ne decisero la trasformazione verso un movimento più organizzato e, soprattutto, che ponesse con decisione la costruzione del legame forte fra l'autonomia degli agricoltori e  l'alternativa al modello agroalimentare della crisi.
In una parola a fondamento della nuova fase veniva posto l'obiettivo di ricostruire il sindacato degli agricoltori e di chi vive nelle aree rurali come passaggio decisivo per conquistare la fuoriuscita dalla crisi; decisione e scelta obbligata dal fatto che tutte le Organizzazioni "storiche" di rappresentanza degli agricoltori avevano promosso e sostenuto il modello della crisi e continuavano, anzi e senza alcun accenno critico, a gestirlo ed avvallarlo consegnando gli agricoltori e i cittadini italiani ad un destino segnato: quello che stava smantellando la funzione produttiva della nostra agricoltura in nome di un made in Italy gestito dalla speculazione e dai grandi marchi e svuotato del lavoro di contadini e braccianti attivi sul nostro territorio.
Con l'assemblea convocata a Caserta nel Gennaio 2008, il movimento decise la trasformazione del Foro Contadino Altragricoltura in Altragricoltura Confederazione per la Sovranità Alimentare iniziando un nuovo cammino che punta a riaggregare nelle campagne un forte blocco di interessi fra chi lavora la terra alleato con i cittadini nel nome dei comuni interessi.

Dopo alcuni anni di iniziative e di esperienze territoriali, di mobilitazione e  di settore Altragricoltura è, oggi (alla metà del 2013 ed in preparazione dell'assemblea nazionale che si terrà entro la fine del 2013 o agli inizi del 2014), al tempo stesso:

  • movimento di pressione, proposta e lotta per uscire dalla crisi delle campagne italiane;
  • rete di pratiche economiche, sociali, produttive;
  • sindacato di rappresentanza degli interessi di chi lavora la terra e vive nelle aree rurali.

A fondamento della nostra inziativa ci sono, insieme:
-  la forte critica al modello agroalimentare dominante imposto dalla globalizzazione neoliberista che espropria di diritti i produttori e i consumatori, scarica sui territori e sulla salute la sua continua ricerca del massimo sfruttamento
- la scelta della Sovranità Alimentare come insieme di principi ispiratori e di proposte per uscire dalla crisi posti a base della ridefinizione di nuovi obiettivi sindacali, di modello produttivo, di pratiche sociali ed economiche su cui riaprire percorsi verso un futuro condiviso per l'agricoltura italiana

La Sovranità Alimentare è la proposta dei movimenti internazionali contadini che si riconoscono in Via Campesina. Un documento in divenire e in evoluzione su cui organizzazioni, reti e movimenti di tutto il mondo si confrontano per articolare, nelle condizioni proprie della realtà in cui operano, piattaforme, obiettivi  e contenuti.
A suo fondamento è posta la dichiarazione per cui "Per Sovranità Alimentare si intende il diritto di tutti i popoli di decidere il proprio modello di produzione, trasformazione, distribuzione e consumo del cibo e gestione del territorio"; dunque (in alternativa all'ideologia neoliberista che tende ad imporre un modello unico agroalimentare finendo per considerare l'agricoltura come reparto all'aperto della produzione industriale, si tratta di poter decidere chi, cosa, come e per chi produrre.

Oggi scegliendo di coltivare la diversità delle nostre agricolture, la loro funzione sociale e il loro rapporto con le comunità territoriali, la centralità del ruolo del lavoro e del consumo consapevole, scegliamo di ricostruire il cambiamento e la speranza di futuro e lavoriamo per renderlo reale ed effettivo, non solo a teorizzarlo e indicarlo ma, soprattutto, conquistandolo.

Siamo in movimento perchè di fronte alla crisi imposta dal modello agroalimentare dominante della globalizzazione neoliberista siamo convinti della assoluta necessità di imporre un forte cambiamento di indirizzo delle scelte politiche che stanno condannando alla chiusura le aziende agricole e minano il diritto di accesso al cibo per i cittadini.
Siamo rete di pratiche economiche, sociali e produttive per riprendersi gli spazi sottratti alla funzione produttiva degli agricoltori ed al ruolo dei consumatori e riaffermare attivamente (qui, ora e nelle condizioni migliori possibili per produttori e consumatori) il ruolo sociale dell'azienda agricola ed il corretto rapporto fra cittadini, territorio e agricoltura.
Siamo sindacato di rappresentanza (per quanto esperienza ancora fragile ma convinti di dover contribuire alla nascita di una forte alternativa sindacale che riunifichi le diversità e le migliori energie) perchè pensiamo che l'autonomia sociale di chi lavora la terra sia l'unica condizione per spostare i rapporti di forza con i Governi e la Politica chiamati a dover dare risposte, dismettendo la subalternità all'ideologia del mercato ed ai poteri finanziari e speculativi che la professano.

Globalizziamo la lotta, globalizziamo la speranza, lavoriamo a riconquistare il futuro e a riprenderci il diritto ad una agricoltura degna qui ed ora!

 

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