La battaglia della Polonia contro l’accordo UE Mercosur
Immagina di essere un agricoltore europeo. Rispetti norme ambientali severe, paghi salari regolari, non usi pesticidi pericolosi e garantisci la tracciabilità dei prodotti. Poi lo Stato ti dice che da domani dovrai competere con chi non rispetta nessuna di queste regole, usa sostanze vietate e produce a costi stracciati.
Questo è il cuore dell’accordo UE Mercosur, il trattato commerciale che l’Unione Europea sta cercando di ratificare con Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay.
Il cibo che arriva dal Sud America costa molto meno di quello europeo. Ma non perché sia più efficiente. Costa meno perché è prodotto in condizioni che in Europa sarebbero illegali. Questo si chiama dumping.
In Brasile sono autorizzati oltre 180 pesticidi vietati nell’Unione Europea, compresi principi attivi banditi per tossicità, neurotossicità e rischio cancerogeno. I salari agricoli sono molto più bassi, le tutele sindacali deboli e una parte rilevante delle coltivazioni è legata alla deforestazione dell’Amazzonia e del Cerrado.
Se questi prodotti entrano nel mercato europeo senza barriere reali, non competono sul prezzo ma competono sull’assenza di regole. È per questo che gli agricoltori di tutta Europa chiedono la reciprocità: stesse regole per chi produce qui e per chi esporta qui.
La Commissione Europea sa che molti Stati membri sono contrari all’accordo. Per questo ha scelto una scorciatoia giuridica denominata splitting. Invece di sottoporre l’intero trattato ai Parlamenti nazionali, Bruxelles vuole separare la parte commerciale dal resto dell’accordo, così da poterla approvare solo a livello europeo, escludendo i parlamenti degli Stati membri.
È qui che entra in gioco la Polonia.
Varsavia ha avviato una vera e propria battaglia legale contro questa procedura davanti alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea. Secondo il Parlamento polacco, lo splitting viola i Trattati UE perché l’accordo Mercosur non riguarda solo il commercio, ma anche ambiente, sanità, agricoltura e cooperazione politica, materie che richiedono la ratifica dei singoli Stati.
Nel luglio 2025 il Sejm ha approvato una risoluzione ufficiale che impegna il governo a bloccare ogni tentativo della Commissione di scavalcare le sovranità nazionali nella ratifica dell’accordo.
Nel frattempo, a gennaio 2026, migliaia di agricoltori polacchi sono scesi in piazza a Varsavia. Il ministro dell’Agricoltura Czesław Siekierski ha accusato Bruxelles di portare avanti negoziati segreti che mettono a rischio la sicurezza alimentare e la sopravvivenza delle aziende agricole europee.
Secondo il governo polacco, carne, soia e zucchero del Mercosur non rispettano gli standard UE su pesticidi, farmaci veterinari e benessere animale. Per questo Varsavia, insieme alla Francia, ha proposto clausole di salvaguardia estreme: bloccare automaticamente le importazioni se i prezzi europei scendono anche solo del 5%, invece del 10% proposto dalla Commissione.
La Polonia non è sola. Francia, Austria e Ungheria sostengono le cosiddette clausole specchio: se una sostanza è vietata agli agricoltori europei, deve essere vietata anche nei prodotti importati. Non esistono cibo sicuro e mercato equo senza reciprocità normativa.
Secondo le analisi commerciali dell’UE, l’accordo Mercosur eliminerebbe il 91% dei dazi. Questo favorirebbe soprattutto l’industria manifatturiera dell’Europa del Nord, mentre colpirebbe duramente l’agricoltura dell’Est e del Mediterraneo.
In gioco non c’è solo il reddito degli agricoltori. C’è il modello di Europa che vogliamo.




















