La Rete dei Pescatori Artigianali del Mediterraneo di Altragricoltura con il COAPI chiede lo Stato di Crisi

Stato di crisi ora, per la pesca artigianale

documento del gennaio 2025


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La rete dei pescatori artigianali del mediterraneo, nasce a seguito della protesta dei trattori di gennaio/febbraio 24 che fece risaltare la crisi gravissima del settore dell’agroalimentare nazionale – la pesca ne fa parte a pieno titolo, in quanto cibo e alimentazione.

In quel percorso di lotte è nato il CO.A.P.I. (coordinamento/movimento nazional autonomo di agricoltori, allevatori, artigiani e pescatori nazionali).

Nostro rimo obiettivo è ò’unita’ della categoria. sia delle imprese di pesca che del piu’ variegato indotto/distretto che gravitano all’interno dell’economia ittica generale. Siamo convinti che solo facendoci portavoce e costruendo i presupposti per una unita’ di filiera, si possano affrontare e dare soluzioni alla grave crisi, figlia di politiche di gestione errate da parte dell’ue che con le sue direttive e regolamenti tra fine anni 90 ed inizio 2000 ha solo dettato regole ed imposto diktat solo per le flotte comunitarie, creando un grande squilibrio tra le flotte ue e quelle degli altri stati non ue che si affacciano sullo stesso bacino di utenza (il mare mediterraneo).

E’ proprio da questo assunto che si deve partire, per intervenire e rivendicare con forza delle regole comuni per le flotte di tutti i paesi mediterranei. Basta con politiche di gestione che hanno portato il settore quasi al baratro. basti solo pensare che l’unico strumento che l’ue ha usato, per contrastare la riduzione degli stock ittici e’ stato ed e’ lo smantellamento della flotta tramite la demolizione delle imprese ed equipaggi.

Dal 1996 ad oggi, la flotta nazionale si e’ piu’ che dimezzata insieme alla forza lavoro. Gli strumenti comunitari messi a disposizione delle imprese pesca/pescatori (SFOP – FEP-FEAMP E FEAMPA) oltre che a un grande gap culturale/formativo che investe la categoria e che ha bisogno di interventi riqualificativi anche da un punto di vista sociale oltre che professionale, ha aggravato la gia’ gravissima situazione socio-economica.

Il tanto osannato cardine delle passate misure (SFOP ETC..) e delle attuali (FEAMPA) basato sulla “sostenibilita’ eco-ambientale” deve camminare in parallelo con un altro cardine, quello della “ sostenibilita’ sociale ed economica” delle comunita’ dei pescatori . Altrimenti metteremmo a rischio, oltre agli stock ittici anche la categoria. Il lavoro va salvaguardato

con politiche di gestione oculate e mirate alla salvaguardia del mare, delle coste e degli stock ittici come dell’attivita’ millenaria di migliaia di pescatori/imprese e dell’indotto ittico. il modello do gestione mediterraneo ha sempre tenuto in debito conto una politica di gestione dello sforzo di pesca; i prelievi sono stati effettuati in funzione della stagionalita’ di mestieri e dal buon senso dei pescatori. primi ad essere consapevoli che da una migliore gestione dei prelievi si puo’ solo averne dei vantaggi in termini di valorizzazione del prodotto e conseguente reddito per le famiglie.

Rivendichiamo di essere i primi a volere salvaguardare il sistema mare nella sua interezza, perche’ sappiamo bene che da una migliore gestione generale, possiamo solo avere vantaggi , per noi e per le giovani generazionI.

Una migliore gestione delle risorse passa soprattutto per una adeguata gestione della commercializzazione. in tutto cio’ basterebbe ritornare ad una passato recente in cui molte cooperative di pescatori gestivano direttamente la vendita del prodotto, ( eravamo delle organizzazioni di produttori o.p. senza saperlo) valorizzandolo e creando allo stesso tempo una sana “ diversificazione dello sforzo di pesca” creando attivita’ collaterali come la vendita al minuto, la trasformazione del prodotto ittico, una ristorazione tipica locale anticipatrice delle attuali pescaturismo e ittiturismo-

Tutte queste attivita’ collaterali/complementari della pesca,ad avere un ruolo fondamentale erano le donne, ancor prima degli uomini; giova ricordare come molte marinerie erano a vocazione matriarcale. rivalutare anche il ruolo delle donne nei nostri contesti sociali, ci darebbe una spinta importante per fare ripartire l’economia di interi territori costieri.

Le lotte che affronteremo, partono dall’abbattimento di molti luoghi comuni , molto spesso creati nell’opinione pubblica da una disinformazione o cattiva informazione messa in giro ad arte da chi vuol far scomparire la pesca mediterranea ed abituarci al consumo di pesce importato (sappiamo che l’82% del prodotto consumato a livello nazionale e’ di importazione. sappiamo anche che in termini di tracciabilita’ di filiera le multinazionali dell’agroalimentare non permettono al consumatore finale/cittadini di verificare con certezza la provenienza, i metodi di cattura e perfino le zone di pesca fao)

Rivalutare il sistema pesca, intercettando anche le politiche commerciali e di tracciabilita’ operando scelte a favore delle imprese e pescatori italiani e’ necessario oltre che’ salutare per i consumatori finali che noi di Re.P.A.M.-Altragricoltura riteniamo l’anello principale delle nostre filiere e non “ultimi arrivati”. Bisogna ripartire anche da questo assunto, per ridare credibilita’ al nostro settore ed all’intera filiera della pesca.

Ci faremo (ma gia’ lo siamo) garanti della salute dei cittadini. intervenendo a livello legislativo con nostre proposte di legge e/o a miglioramento del quadro normativo esistente.

Un ultimo appello, lo facciamo ai nostri pescatori e imprese di pesca e dell’indotto:

Aiutateci a creare questa alternativa di rappresentanza in cui voi sarete attori principali di un processo che mette insieme tutto l’agroalimentare e gli artigiani italiani per la prima volta. dateci e datevi una mano per un futuro “sostenibile in tutti i sensi” e che punti ad una tutela seria ed un possibile sviluppo, soprattutto per le giovani generazioni.