Sabato 16 Dicembre 2017
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2015: verso lo sciopero per la Terra

Dopo anni di lavoro nella crisi rurale in tante zone del Paese e dopo che nel 2004 organizzata da Altragricoltura si era tenuta la Marciasud che aveva attraversato con tre carovane tutta l'Italia meridionale mettendo in collegamento tante esperienze di base degli agricoltori in tutte le regioni, dieci anni fa, ad ottobre del 2005, centinaia di trattori (almeno trecento secondo le cronache di quei giorni) marciarono sulla Strada SS Jonica provenendo dal tarantino e dal Metapontino. 

Si incontrarono alle Tavole Palatine al confine fra la Puglia e la Basilicata per denunciare la crisi rurale che stava esplodendo e per chiedere misure urgenti alle classi di governo regionali e nazionali.

 

I trattori erano degli agricoltori di una delle zone agricole più straordinarie d'Italia che avevano risposto all'appello alla mobilitazione lanciato da Altragricoltura, il Tavolo Verde Puglia e il CAM (Comitati Agricoli Metapontini) che stavano attivamente lavorando per dare vita al primo coordinamento nazionale delle diverse realtà di base degli agricoltori il CNCA (Coordinamento Nazionale dei Comitati Agricoli).

Cosi si legge in uno dei giornali che ne diedero conto in quei giorni (LIberazione): "Ogni 3 minuti in Europa chiude un'azienda agricola, in Italia sono 750mila gli addetti espulsi dal lavoro negli ultimi 5 anni. Parte da Puglia e Basilicata la protesta degli agricoltori contro una crisi che, senza interventi della politica, «minaccia di arrivare a un punto irreversibile». Ieri mattina centinaia di trattori e automezzi incolonnati sulla statale jonica hanno marciato sul Metaponto, rispondendo all'appello promosso dal Tavolo Verde Puglia, Comitato agricolo Metapontino e Altragricoltura comitato di crisi Lucano per aprire una fase di mobilitazione insieme a tutti gli altri comitati riuniti nel Cnca (Coordinamento Nazionale Comitati Agricoli Autoconvocati). A Metaponto alle Tavole Palatine si monterà un campo base che sarà presidiato almeno fino a sabato prossimo, durante tutta la settimana si svilupperanno iniziative sui territorio ed incontri. «Chiediamo che venga dichiarato lo stato di crisi dei settore, esattamente come accade con un terremoto e che si adottino misure urgenti per arrestare il massacro delle aziende», si legge in una lettera aperta del Cnca indirizzata alle istituzioni di Basilicata e Puglia. «Noi, uomini e donne che lavoriamo la terra non ce la facciamo più. Siamo piegati nello spirito e colpiti nella speranza del futuro - prosegue la lettera - nel mezzo di una crisi profonda che ci sta costringendo da anni a vendere il prodotto del nostro lavoro a molto meno dei costi di produzione necessari a produrlo obbligandoci ad accumulare debiti». Tra le misure urgenti invocate: blocco immediato dei pagamenti e dei pignoramenti; immediata erogazione dei crediti vantati dagli agricoltori a valere sulle calamità, credito di imposta, ecc.; costituzione di un fondo nazionale di solidarietà per affrontare le crisi (ogni volta che il mercato paga al produttore un prezzo inferiore ai costi di produzione); misure per riallineare i costi produttivi delle aziende alla media di quelli europei; misure urgenti e straordinarie per ripianare la debitoria delle aziende determinata dalle crisi di mercato». Secondo la Cnca «è, ormai, sempre più chiaro che non è solo questione di prezzo, tanto meno è una crisi temporanea. In gioco c'è la sopravvivenza delle nostre aziende, dei posti di lavoro, la tenuta sociale ed ambientale stessa di interi territori, il destino delle aree di produzione mediterranea, il nostro Sud».

La politica provò a non guardare i problemi sollevati e le organizzazioni sindacali storiche degli agricoltori bollarono questa esperienza come quella di "provocatori ed estremisti" promettendo che, al contrario, il mercato avrebbe garantito a tutti straordinarie opportunità in breve tempo. Mentivano sapendo di mentire; la verità è che contavano sulla stanchezza degli agricoltori e sul fatto che presto si sarebbero stancati di protestare e sarebbero tornati nelle loro aziende col capo chino a lavorare costretti comunque a rivolgersi a loro sopportando il ricatto di servizi sindacali gestiti senza più garantire la rappresentanza dei bisogni veri.

Si sbagliavano. Ora che la crisi è esplosa esattamente come la avevamo descritta ed annunciata e le aziende agricole sono strette sempre di più in una morsa che non da futuro, noi siamo sempre qui ed abbiamo consolidato negli anni e nel tempo la nostra proposta e la nostra capacità di rappresentare bisogni veri e di organizzarci.

 

 

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